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Valuta: la debolezza del dollaro sostiene la crescita dell'euro

Sospinto dalla rinnovata debolezza del dollaro, l'euro è tornato ieri ai livelli del 15 dicembre 2009, riavvicinandosi a quota 1,47 e al massimo di tre anni fa, a 1,5145, i due livelli considerati critici dagli operatori per aprire una nuova fase.

A colpire è stata però la rapidità del rialzo. In pochissimi giorni, l'euro ha recuperato tutto il terreno perduto: era sceso fino a 1,4155 lunedì scorso, nel giorno in cui la ristrutturazione del debito greco sembrava imminente, persino certa. Ora però, e ancora una volta, il tema dei debiti sovrani appare superato, o almeno messo tra parentesi.

In parallelo sono salite anche le materie prime: l'oro fino al record a 1.508 dollari, l'argento ai massimi da 31 anni a 46,24 dollari e il Wti a 124 dollari. A tener sveglia l'attenzione degli investitori è l'avvicinarsi della seduta storica della Fed il 27 aprile. Quel giorno il presidente Ben Bernanke esordirà nella prima conferenza stampa trimestrale della Banca centrale e dovrà dare risposte sul tema più sentito del momento, la fine del Quantitative easing 2.

La prospettiva di una politica fiscale un po' più rigida, portata all'ordine del giorno dal nuovo outlook negativo sui bond della S&P's, ha alimentato l'idea che l'orientamento ultraespansivo possa durare più a lungo di quanto finora immaginato, per controbilanciare la stretta fiscale. La profezia, che spera di autoavverarsi, ha alimentato le vendite di dollari e il carry trade, che porta a ritenere più conveniente indebitarsi in dollari a tassi bassi e poi acquistare asset più redditizi.

Tuttavia qualche operatore, come Ken Dickson della Standard Life Investment, comincia a pensare che la stretta della Banca centrale europea potrebbe portare l'euro in basso, verso 1,20, e non in alto, per i suoi effetti frenanti sulla ripresa. Al contempo il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha sommessamente iniziato i suoi interventi verbali, e ha ripetuto che un dollaro forte è nell'interesse degli Stati Uniti. Un modo discreto, e consueto, per dire che l'euro forte non gli piace.

(photo © fotopedia.com)

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