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Google: utili col botto e cambio al vertice

“La supervisione quotidiana di un adulto non è più necessaria”, così Eric Schmidt ha sentenziato la sua decisione di lasciare il ruolo di CEO di Google durante la conference call di giovedì. “Credo – riferendosi a Larry Page - che Larry sia pronto per diventare CEO”.

La conference call sopraggiunge in un momento molto positivo per l’azienda. Google ha, infatti, chiuso il quarto e ultimo trimestre, guadagnando 2,5 miliardi di dollari o $7,81 per azione, cioè il 29% in più rispetto all’anno precedente. Un giro di affari superiore alle stime e che ha portato gli analisti a focalizzarsi maggiormente sui conti della società che sul cambio generazionale in sella alla dirigenza del colosso da 200 miliardi di dollari. Larry Page aveva già occupato questa posizione per tre anni, prima che gli investitori reclamassero a gran voce un leader più maturo. Alcuni degli analisti hanno persino intravisto una somiglianza, per via della giovane età, tra il creatore di Facebook e Page.

Il vero motivo, però, che ha portato Eric Schmidt a lasciare la posizione da CEO è forse da cercarsi nel suo voler tornarsene dietro le quinte. Intanto Schmidt e Page hanno fatto sapere che ci sarà tra i cofondatori di Google una divisione dei compiti maggiore nei prossimi mesi. E a tale divisione parteciperà anche la terza pietra miliare della società, Sergey Brin, che si concentrerà maggiormente su poche soluzioni e prodotti strategici, come lo sviluppo di strumenti di social network per contrastare la crescente e minacciosa popolarità di Facebook. Il vertice, infatti, ha fatto sapere che la situazione attuale di mercato è più complessa rispetto a quella di partenza, con un accenno indiretto agli altri nuovi competitor. E’ recente, infatti, la notizia che LinkedIn e Facebook hanno deciso di quotarsi in borsa. Il primo lo farà nel 2011, il secondo l’anno successivo.

(foto © Robert Scoble su Flickr)

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