Excite

USA e Europa, quando l’inflazione minaccia la crescita

Mentre i mercati emergenti (gli ex Bric) fanno fatica a ripartire, i paesi sviluppati archiviano in questi primi mesi del 2011 buoni risultati. L’indice Msci Europa, nell’ultimo mese (fino al 22 febbraio e calcolato in euro) ha guadagnato 1,5%, portando a 3,6% la performance dai primi di gennaio. L’indice Msci North America, nell’ultimo mese (fino al 18 febbraio e calcolato in euro) ha guadagnato quasi il 2%, superando il 5% dai primi di gennaio.

Tuttavia il laboratorio a cui si sta guardando è l’economia USA. Ora che le scorte da parte delle fabbriche sono state effettuate, bisogna analizzare la domanda che arriverà dai consumatori privati. E il principale nemico della crescita è sempre lui: l’inflazione e la sua incidenza sulla spesa media familiare. Venerdì sono stati diffusi dati importanti al riguardo. Il PIL USA ha registrato una crescita inferiore rispetto alle attese (2,8% di contro al 3,3%). Sono stati rivisti al ribasso al 4,1% dal 4,4% le spese al consumo, che rappresentano circa il 70% della crescita americana. E il deflatore PCE core, un indicatore molto importante per misurare l’inflazione, depurato dalla volatilità dei beni energetici e di quelli alimentari, ha conosciuto un rialzo dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, dello 0,1% rispetto alle attese. Il valore, tuttavia, rientra ancora in una “comfort zone”, fascia di tolleranza, compresa tra l’1-2%. Alcuni analisti, però, sono pronti a scommettere che crescerà ancora.

Quando i prezzi dei beni aumentano più velocemente degli stipendi, i consumatori sono obbligati a spendere di meno e questo porta ad un rallentamento del Pil e obbliga, a sua volta, le aziende a tagliare produzione e numero di occupati. Ecco, allora, il perché l'interazione tra inflazione e spese al consumo va tenuto sott’occhio.

(foto © freedigitalphotos.net)

finanza.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2016