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Il tasso medio annuo del mutuo sulla prima casa

ll tasso medio annuo del mutuo per la prima casa, periodicamente comunicato con il suo bollettino dall'Abi (l'associazione di categoria delle banche), mette in evidenza sia le preferenze degli italiani che richiedono un mutuo tra tasso fisso e tasso variabile, e sia le scelte che le banche effettuano in termini di spread (che rappresenta il 'guadagno' della banca nell'operazione di finanziamento).

Tra l'altro, dal recente bollettino dell'Abi è emerso un tasso medio annuo sul mutuo per la prima casa del 3,50%, in salita rispetto al precedente dato che indicava un dato del 3,22%. Le cause dell'aumento sono sia un aumento degli spread che una maggiore preferenza per il tasso fisso rispetto al tasso variabile.

Cresce la preferenza del tasso fisso a fronte delle incertezze

Il perdurare della crisi, e la forte incertezza sulle prospettive di crescita dell'economia italiana, hanno spinto un numero crescente di mutuatari ad orientarsi verso il tasso fisso, che è salito, in percentuale, sulla quantità totale delle richieste di mutuo dal 19% al 22%. Il che significa, che nonostante la Bce abbia scelto di allentare la politica monetaria, rallentando il processo di aumento dei tassi, la sensazione prevalente è che questo rallentamento non durerà oltre qualche mese. Ma d'altro canto l'operazione di acquisto della casa diventa complessivamente più costosa, dal momento che i tassi sui mutui a tasso fisso sono più costosi.

Aumenta lo spread a causa di maggiori costi di approvvigionamento

Se il fatto che un numero crescente di persone si orienta verso il tasso fisso non influenza nel complesso i costi di finanziamento per l'acquisto della prima casa degli altri mutuatari, il fatto che le banche abbiano alzato gli spread impatta invece in modo molto negativo. Una brutta notizia per i potenziali mutuatari, legata al fatto che le banche italiane, a causa di uno spread tra Btp e Bund che ha raggiunto livelli eccessivamente alti, sono costrette a 'pagare' il denaro con cui fare i finanziamenti, con costi maggiori. Ma ovviamente i maggiori costi di approvvigionamento vengono trasferiti sui clienti finali, ovvero sui mutuatari.

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