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Tasse: spazzatura sempre più cara per gli Italiani

Molti degli 8 mila municipi italiani sono stati investiti da nuovi rincari. Dopo gli aumenti delle tasse di luce e gas, ecco gli aumenti anche sulla tassa sui rifiuti solidi urbani, la Tarsu. Secondo un rapporto Uil-Politiche territoriali, in tre anni, dal 2008 e il 2010 il rincaro medio nelle venti città capoluogo di Regione è stato del 7,6 per cento. Significa che una famiglia media, di quattro componenti, che vive in una appartamento medio di 80 metri quadrati e che ha un reddito imponibile Irpef di 36 mila euro, tre anni fa si vedeva recapitare una bolletta di 194 euro e oggi deve sborsare 209 euro, circa 15 euro in più.

Tuttavia da capoluogo a capoluogo le differenze si fanno sentire. A Napoli, ad esempio, la Tarsu è cresciuta del 48% e il cittadino medio paga 336,80 euro all'anno, mentre Roma e Venezia in quattro anni hanno messo a segno aumenti vicini al 30%. L'origine di questa raffica di rincari ha origine nel 2008, anno in cui il governo ha bloccato le addizionali comunali e gli incrementi dell'ICI, ma ha lasciato le mani libere ai Municipi di aumentare la Tarsu. Stretti dai tagli di Tremonti, i comuni hanno nuovamente messo mano alla tassa sui rifiuti.

Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, ritiene che ad essere maggiormente colpiti sono i lavoratori dipendenti e i pensionati e che invece di aumentare le tasse bisognerebbe tagliare i costi della politica, anche perché sulla Tarsu pesa anche un occulto prelievo provinciale, enti per molti destinati a sparire. Intanto infiammano giustamente le proteste. Ad Andria sono scesi in piazza anziani e mamme con bambini, a Macerata la protesta corre sul Web, malumori si levano dalla provincia di Massa Carrara fino ad Agrigento.

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