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Tassa sui condizionatori, bufala online: non c'è salasso alle famiglie, solo "libretto" per grandi impianti

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Era una bufala, anche se non totalmente infondata, la notizia che in questa torrida settimana d’estate aveva messo in ansia milioni di famiglie italiane già “ko” sia per il caldo che per le ristrettezze economiche tra un adempimento fiscale e l’altro: non esiste alcuna tassa di 200 euro sui condizionatori in casa, o meglio si prevedono soltanto alcuni obblighi specifici per grandi impianti a carico di proprietari di immobili con superficie maggiore di 150 mq.

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La vicenda, tirata fuori inizialmente da alcuni siti web e rimbalzata a velocità supersonica di social in social, era diventata in tutti i sensi “scottante” negli ultimi giorni, quando sia autorevoli portavoce di associazioni dei consumatori che qualche esponente politico di primo piano avevano rilanciato l’allarme dichiarandosi pronti ad intraprendere iniziative clamorose contro la temuta legge.

Si trattava, in realtà, di una scorretta interpretazione della normativa di emanazione europea già in vigore dall’anno scorso e ratificata dagli stati membri, Italia compresa, nel 2014 senza alcun ruolo del governo Renzi (tirato in ballo maldestramente per l'occasione da Matteo Salvini) contrariamente alla tesi sostenuta dal “mainstream” della rete fino a qualche ora fa.

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L’intervento regolatore dell’Ue, finalizzato a combattere l’inquinamento ambientale causato dagli apparecchi di climatizzazione obsoleti o privi delle necessarie certificazioni relative a manutenzione ed emissioni, era limitato ai locali di ampie dimensioni all’interno dei quali vi sono almeno quattro condizionatori, con potenza nominale di 12 kilowatt.

Le famiglie, pertanto, restano escluse dall’area di interesse di questo provvedimento, che comunque rimane qualcosa di profondamente diverso da una “semplice” tassa, essendo mirato ad istituire un libretto unico per caldaie e condizionatori come a suo tempo comunicato dal Ministero competente ai commercianti di climatizzatori in tutta Italia.

Ogni 4 anni, i possessori di impianti dalle caratteristiche rientranti nel raggio d’azione della nuova normativa comunitaria dovranno sottoporre gli apparecchi alla manutenzione prevista “ex lege”, con una spesa che (almeno questa) potrebbe ricalcare grosso modo le cifre già circolate online.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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