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Tasi, scadenza prima rata 2014: rinviata a settembre per i comuni "ritardatari"

Slitterà da giugno a settembre 2014 la scadenza della prima rata della Tasi, per tutti i Comuni dove entro il 23 maggio non risulterà ancora determinata l’aliquota da applicare ai propri cittadini.

Tasse 2014: le scadenze più importanti

La misura, richiesta dall’Anci per arginare il caos creatosi in centinaia di amministrazioni locali, coi Caaf presi d’assalto da contribuenti disorientati e tecnici comunali in difficoltà per far quadrare i conti in extremis, è stata annunciata dal Ministero dell’Economia a poco meno di un mese dalla data prevista per il pagamento della tassa sui servizi indivisibili.

Tirano un sospiro di sollievo non pochi sindaci, convinti dal primo della necessità di una proroga che consentisse di aggirare il termine del 16 giugno, senza perdere allo stesso tempo la copertura economica dei 2 miliardi complessivi garantiti dal governo. Solo 832 Comuni su un totale di oltre 8mila, fino a ieri, erano riusciti a rendere nota ai cittadini la percentuale dell’aliquota Tasi, non sempre mettendo online sul sito ministeriale la delibera adottata con le informazioni relative all’imposta da pagare.

Soddisfatto per il provvedimento il primo cittadino di Torino e portavoce dell’Anci Piero Fassino, promotore insieme ad altri colleghi della richiesta di un rinvio finalizzato a fornire gli amministratori ritardatari “un cuscinetto di tempo per deliberare”, mantenendo ferma la possibilità per gli altri di “procedere entro le scadenze previste.

L’importo medio della tassa, stando alle tabelle della Uil, dovrebbe aggirarsi attorno ai 240 euro per famiglia contro i 267€ dell’Imu 2012, mentre lo stesso sindacato ha posto l’accento sulla babele di detrazioni creatasi dopo l’introduzione della Tasi nei vari Comuni, col rischio che si creino migliaia di applicazioni diverse ed altrettante combinazioni dei fattori determinanti dell’aliquota in questione.

Tirare le somme al momento non è facile, anche perché sulle 35 città capoluogo che hanno fornito tempestivamente i dati al ministero, in 12 casi si pagherà di più rispetto all’Imu, mentre nelle restanti 23 vi saranno dei ribassi di entità variabile: Milano, Bergamo, Palermo, Genova e Savona da un lato, Roma, Brescia, Vicenza, Livorno e Pordenone dall’altro.

Risale al 5 maggio scorso l’entrata in vigore del decreto legge che concede alle amministrazioni locali la facoltà di far salire l’imposizione sulla casa di un ulteriore 0,8 per mille, con una punta massima del 3,3 per le prime abitazioni.

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