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Spagna: la crisi di mezza estate

Pare che lo slogan coniato dal commissario tecnico spagnolo “Un triplete contro la crisi” abbia portando bene alle “Furie Rosse”, un po’ meno all’economia del Paese, ma disputare per la terza volta consecutiva la finale in competizioni internazionali si è rivelato un toccasana per la popolazione spagnola, che in questi giorni manifesta in piazza contro il governo di Mariano Rajov. Oggi gli spagnoli sono preoccupati del loro futuro e degli oneri che dovranno pagare per risanare la Spagna in crisi.

Sangue e lacrime

Tutto ha inizio nel 2007, quando Eurolandia comincia ad accusare i “primi acciacchi” che traghettano più avanti l’intera economia mondiale in una grave recessione.

La pandemia colpisce dapprima la Grecia, e poi a macchia d’olio la crisi dilaga, i prezzi dei titoli di stato scendono in picchiata, con il rischio di non poterli più collocare sul mercato.

Nel mirino della recessione finisce Portogallo e Irlanda. Tra l’estate e l’autunno del 2011 il contagio infesta l’Italia e la Spagna, in piena crisi Euro.

I prezzi dei bond statali di Madrid e di Roma perdono valore e lo spread arriva a 500 punti di base. A dicembre 2011 la Spagna come l’Italia sono costretti a fronteggiare lo stallo, presentando dei programmi di austerità che agiscono sulla spesa pubblica con tagli di servizi e sull’aumento delle tasse.

Il problema peggiore che la Spagna si ritrova ad affrontare è impedire che il sistema bancario nazionale finisca sull’orlo del crack. Da subito, il Ministro dell’Economia Luis De Guindos invia una lettera al presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker inoltrando l’istanza di aiuto finanziario per mettere in salvo il settore bancario iberico. La somma di denaro serve a coprire il fabbisogno di capitale più un margine di sicurezza integrativo.

I primi effetti della crisi

Secondo i dati presentati dalla Banca Centrale da quando in Spagna dilaga la crisi, a Madrid i correntisti hanno preferito custodire i loro risparmi altrove. La fuga di capitali ha interessato 26,6 miliardi di euro, quando l’anno scorso nello stesso periodo di riferimento erano stati trasferiti 3,3 miliardi di euro.

Sul fronte sanità la situazione è più complicata. Dal 1 luglio, 456 medicinali di uso comune, non sono più coperti dal finanziamento pubblico, ma devono essere pagati direttamente da chi ne fa richiesta. Con questo primo taglio sulla sanità saranno risparmiati 440 milioni di euro, che, ha assicurato la ministra Ana Mato, verranno destinati per supportare le terapie per le malattie gravi. I pensionati che fino ad oggi accedevano gratuitamente a questi farmaci, ora devono pagare un ticket del 10%.

La speranza si chiama Bruxelles

Il 28 e il 29 giugno si è tenuto a Bruxelles un vertice tra i capi di stato europei. Non solo la Spagna e la sua crisi sono state oggetto di discussione, ma tutti i paesi appartenenti all’Unione Europea sono stati coinvolti nel come utilizzare al meglio le risorse del Fondo Salva-Stati.

Si è parlato di attivare un piano per stimolare la crescita economica a livello globale, impedire l’innalzamento dello spread, e studiare un processo di unificazione bancaria.

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