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Scudo anti spread: cos'è e come funziona

Negli ultimi mesi, sulle fonti di informazione finanziaria si rincorrono parole ed espressioni il cui significato spesso si fatica a comprendere con chiarezza.

Tra queste vi è senza dubbio "scudo anti spread". Cos'è? Il nome richiama alla mente un meccanismo di difesa per contrastare l'allargamento della ormai famosa forbice dei tassi di interesse rispetto a quelli tedeschi usati come riferimento. Vediamo in dettaglio come funziona questo meccanismo.

Come funziona la scudo anti spread?

Prima di addentrarsi nell'ambito delle peculiarità dello "scudo anti spread" bisogna chiarire cos'è il cosiddetto fondo salvastati Efsf/Esm in quanto i due termini sono strettamente collegati tra loro.

L'Efsf/Esm è un fondo che attualmente dispone di circa 500 miliardi di euro, gestito dalla Banca Centrale Europea, nato con l'intento di aiutare i paesi della zona euro qualora si trovino in crisi di liquidità o siano vittima della speculazione sui mercati finanziari. Ciò al fine di consentire alla moneta unica di conservare la sua stabilità e cercare di arginare le crisi dei singoli paesi in modo che non si propaghino ad altri stati che adottano l'euro come valuta nazionale.

Detto ciò, lo scudo anti spread consiste nell'acquisto di titoli di stato dei paesi in difficoltà da parte del fondo salvastati. L'intervento dell'Efsf/Esm nei mercati obbligazionari consente di alimentare continuamente la domanda di titoli del debito sovrano del paese che ha richiesto l'intervento, in modo da attenuare la volatilità e le turbolenze dei mercati oltre ad ostacolare manovre di tipo speculativo messe in atto dai grandi gestori di fondi internazionali. Il risultato finale, almeno da un punto di vista teorico, è l'abbassamento dello spread a valori sostenibili nel lungo termine consentendo allo stato in difficoltà di poter rifinanziare il proprio debito.

Limiti dello scudo anti spread

Una volta chiarito cosa sia lo scudo anti spread e cos'è il fondo Efsf/Esm viene da porsi la domanda se tale meccanismo sia sufficiente ad ostacolare l'enorme ondata di sfiducia che si è abbattuta sulle piazze finanziare del vecchio continente.

La risposta purtroppo è no. Innanzitutto dei 500 miliardi che costituiscono il fondo salvastati 350 sono già impegnati in altri interventi di salvataggio. Ciò limita notevolmente la portata degli interventi possibili, rendeldoli di fatto inefficaci qualora a richiedere gli aiuti sia uno stato economicamente "pesante" quali Italia e Spagna. Inoltre, per sua stessa natura, si tratta di un meccanismo temporaneo nato per raffreddare le tensioni sui mercati che non risolve affatto i problemi alla base delle singole economie, quasi sempre riscontrabili in una bassa produttività con conseguente ridotta crescita ed elevato debito pubblico.

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