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Estensione delle sanzioni Ue a Lia, l’Italia non si oppone

L'Italia non intende opporsi all'inserimento del fondo libico Libyan Investment Authority (Lia), che detiene il 2,6% circa in Unicredit e un 2% circa in Finmeccanica, nella lista dei soggetti libici sottoposti a sanzioni da parte dell'Unione europea. E' quanto riferisce a Reuters una fonte italiana vicina alla vicenda.

Finora l'Italia si è rifiutata di congelare le partecipazioni detenute da azionisti libici in società quotate italiane spiegando che questi non erano inclusi nella lista approvata a livello Ue.

Intanto un diplomatico europeo ha detto che oltre alla Lia saranno inclusi una serie di altri enti finanziari libici. Si attende, infatti, una nuova lista di soggetti sottoposti a embargo, che potrebbe essere stilata venerdì a Bruxelles, quando il Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo dei 27 sarà convocato per discutere sulla situazione in Nord Africa.

L'Italia, che fino a poche settimane fa era il primo partner commerciale occidentale della Libia, si trova in un situazione difficile dopo l'insurrezione popolare contro il leader libico Muammar Gheddafi. Il nostro governo ha, infatti, firmato nel 2008 un trattato di amicizia con l’ex colonia, che prevede il pagamento di 5 miliardi di dollari di indennizzi e il cui anniversario è stato festeggiato con sfarzo a Roma l'estate scorsa. Inoltre gli investitori libici detengono azioni oltre che in Unicredit e Finmeccanica, anche in altre società italiane, come nella Juventus e in Eni, primo operatore petrolifero in Libia. Dalla Libia il nostro paese deriva un quarto del proprio fabbisogno petrolifero e il 12% circa del fabbisogno di gas.

(foto © Riberdan su Flickr)

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