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Recupero crediti: la normativa che ne regola l'esecuzione

Soprattutto quando arrivano delle crisi economiche, con le devastanti conseguenze che le accompagnano, molti utenti che avevano deciso di procedere ad acquisti a rate o di accedere a prestiti, a causa di sopravvenute difficoltà finanziarie, decidono di non pagare più quanto dovuto al creditore. Basti pensare a quanti procedono all'acquisto di autovetture, che è forse il caso più macroscopico nella tematica, e non possono più pagare il rateo. In questo caso, le finanziarie che hanno concesso il mutuo per l'acquisto, si trovano di fronte alla necessità di rientrare dei soldi dati in finanziamento e decidono perciò di attivare le procedure giudiziali che regolano la riscossione delle somme dovute.

La normativa

Il recupero crediti, è regolato da una normativa che ne regola l'esecuzione e, per legge, suddivisa tra tre filoni principali che sono quello derivante dal caso in cui il credito sia un titolo alla scadenza, quello che prevede il ricorso ingiuntivo e quello che sbocca in un procedimento ordinario.Quando il credito esigibile è rappresentato da un titolo alla scadenza, che può essere un assegno, una cambiale o altro titolo cui la legge assegna medesimo valore, alla scadenza dei termini si può procedere ad un precetto di pagamento. Che deve essere preceduto da un precetto di pagamento, cioè da una intimazione ad adempiere al pagamento rilasciato dal giudice. Quando passati dieci giorni dal rilascio della intimazione, il pagamento non è ancora avvenuto, il creditore può procedere al pignoramento e alla vendita del bene confiscato.

Il decreto ingiuntivo, è invece un ordine di pagamento che viene rilasciato al debitore dal giudice. Può essere immediatamente esecutivo, garantendo al creditore di poter agire subito e anche in maniera coattiva, senza ricorso alla magistratura ordinaria. Emesso su richiesta del creditore, ha il vantaggio di essere più celere e meno dispendioso per il creditore. Vi si può accedere solo se il credito consiste in una somma determinata ed è comprovabile mediante prove scritte, in base all'articolo 634 del Codice Civile come polizze, telegrammi, estratti autentici della contabilità e alcune fatture. Contro il decreto ingiuntivo, il debitore può ricorrere entro 40 giorni. La Magistratura ordinaria, viene invece chiamata in causa dalla impossibilità di ricorrere alle altre due procedure. In questo caso, si va ad accertare la consistenza e la esistenza del credito, per poi condannare il debitore al pagamento.

La costituzione in mora

Bisogna però ricordare, che per poter procedere a queste procedure, deve essere stato emesso in precedenza un atto scritto con cui il creditore chiede al debitore di adempiere al suo obbligo. Questo atto, va sotto il nome di costituzione in mora del debitore e, di norma, viene inoltrato tramite una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, che provi la sua ricezione da parte del debitore. Non è sempre necessario ricorrere alla messa in mora e il Codice Civile, con l'articolo 1219, prevede alcuni casi in questo senso, come la dichiarazione del debitore di non voler pagare. Dopo la costituzione in mora, il creditore può esigere gli interessi moratori e chiedere valutazione dell'eventuale danno.

 

 

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