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Petrolio: ma quanto e perché mi costi?

E’ recente la diffusione della notizia che il tasso di inflazione medio annuo nel 2010 è stato pari all’1,5%, quasi raddoppiato rispetto a quello del 2009 (0,8%). A contribuire maggiormente alla sua crescita l’aumento dei prezzi del carburante, che attualmente ha sfondato il muro di 1,50€ al litro, una soglia che non si vedeva dal 29 luglio del 2008. In un periodo, peraltro, in cui c’erano delle condizioni peggiori: un’inflazione al 4%, con prezzi al barile di 122 dollari.

Allora perché il carburante costa così tanto? La domanda se l’è posta l’associazione Altroconsumo, che ha denunciato l’anomalia: "il prezzo industriale della benzina in Italia continua a essere tra i più alti in Europa. Solo in Danimarca e a Malta i prezzi praticati sono più alti che da noi. In più occasioni, invano, abbiamo chiesto al Governo di ridurre le accise sul prezzo della benzina, di favorire la concorrenza e di intervenire contro il rialzo speculativo dei prezzi". Stefano Saglia, sottosegretario al Governo, afferma che è ormai pronto il decreto per la costituzione della  'commissione di valutazione delle dinamiche dei prezzi dei carburanti', e che il Ministero dello Sviluppo  Economico sta lavorando ad un provvedimento per l’attuazione della riforma dei carburanti che possa ridurre i prezzi allineandoli alla media europea.

Si parla  di una riduzione nella misura di 3/4 centesimi per litro".  Ma quanto pagheremmo senza le accise da tempo non più giustificabili? Secondo dei calcoli approssimativi, sommando anche l’IVA del 20%, si arriverebbe a risparmiare tra 0,25 e 0,30 centesimi di euro. Ci sono accise che partono dalla guerra di Etiopia del 1935 e arrivano fino al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Per ogni centesimo in più, si calcola che lo Stato, con l’IVA, guadagni 20 milioni di euro al mese.

(foto © Freedigitalphotos.net)

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