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Il Prestito della Speranza: condizioni al 2011

In tempi di crisi si sà, le prime a risentirne sono le famiglie e le microimprese. Sovrastate dalle sempre maggiori spese, rate del mutuo e con sempre più problemi riguardanti la perdita del lavoro, molte famiglie si ritrovano oggi a non sapere più a chi rivolgersi. Le banche convenzionali raramente concedono prestiti a soggetti in queste condizioni.

E' in quest'ottica che si affaccia l'idea del Prestito della Speranza (arrivato al 2011). Un fondo garantito istituito dalla Conferenza Episcopale Italiana e dall'intervento di privati (è anche possibile effettuare una donazione di qualsiasi entità per sostenere il progetto) fa si che possano essere erogati dei prestiti a persone alle quali altrimenti non sarebbe stato concesso.

Il fondo ad oggi è costituito da circa 30 milioni di euro (25 milioni destinati per il microcredito sociale e 5 milioni per il microcredito alle imprese) che permette di garantire prestiti per oltre 120 milioni di euro.

Presso la Caritas o gli Uffici Diocesani sparsi per il territorio sarà possibile ricevere assistenza per presentare le domande di ammissione al programma. I requisiti e i documenti da presentare non sono molti:

-Certificato di matrimonio (o documentazione attestante lo stato di separazione con figli a carico)

-Certificato di stato di famiglia

-Certificazione ISEE o in alternativa compilazione del bilancio familiare

Il finanziamento può essere richiesto come strumento per il reinserimento nel mondo del lavoro. Può essere quindi utilizzato sia per la partecipazione a corsi formativi quanto per l'avvio di attività autonome.

I costi del prestito sono sensibilmente inferiori a quelli delle normali banche, in più è possibile avvalersi dell'assistenza gratuita della Caritas per tenere sotto controllo i bilanci. La restituzione prevede un massimo di 5 anni.

Per ogni informazione è possibile rivolgersi alla Caritas o agli Uffici Diocesani del vostro territorio o visitate il sito ufficiale dell'iniziativa: prestitodellasperanza.it.

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