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Prelievo forzoso patrimoniale: quando?

Il dibattito su un eventuale prelievo forzoso patrimoniale e quando questo avverrà è in atto nel Paese. Ci si domanda se tutti gli italiani hanno motivo di temere o se solo alcune fasce, particolarmente benestanti, subiranno questa tassa. Il governo Amato lo aveva attuato nel luglio del 1994 su tutti i conti correnti ma oggi si prevedono altre possibilità.

Prelievo sulle famiglie più agiate

L'interesse per l'eventualità di un prelievo forzoso dai conti correnti è stata attribuita al FMI a causa del debito pubblico di alcuni Stati ma il FMI ha smentito questa possibilità. Effettivamente il suo ruolo non rende fattibile una posizione di questo genere nei confronti di Stati sovrani. E' un documento firmato Nomisma, società di consulenza bolognese, che ha aperto uno scenario per molti inquietante.

Le analisi effettuate dagli economisti, infatti, hanno evidenziato come la liquidità degli italiani sia intorno ai 2400 miliardi e che di questi ben 1130 euro siano detenuti dal 10% delle famiglie maggiormente benestanti. Una tassa del 10%, imposta come una tantum, porterebbe alle casse dello Stato una entrata di 113 miliardi di euro da utilizzare per la popolazione indigente. Inoltre ci sarebbe una ricaduta positiva sul Pil in quanto un maggior benessere economico delle famiglie svantaggiate porterebbe ad un aumento di consumi superiore alla contrazione che seguirebbe al prelievo fiscale eseguito sulle famiglie più ricche.

Per chi si domandasse: " Il prelievo forzoso patrimoniale quando verrà fatto?" sappia che le date possibili, al momento, sembrano essere solo ipotesi. Si parla infatti di percentuali e si ipotizza che un primo prelievo, nel 2014, seguito da altri nel triennio, fino al 2017, porterebbero un aumento del Pil. Questo, infatti, nel 2018 potrebbe essere maggiore del 4,5%.

Benefici ma anche conseguenze gravose

Molti si staranno chiedendo: "prelievo forzoso patrimoniale quando?" allo scopo di mettere al sicuro i propri beni. Infatti una delle conseguenze di questa tassa sarebbe proprio una fuga di capitali e questo, a maggior ragione, avverrebbe se la durata dell'imposta dovesse proseguire negli anni. L'obiettivo di sostenere la crescita attraverso un aumento dei consumi, comporterebbe una entrata per lo Stato solo il primo anno: il prelievo in concomitanza all'annuncio non permetterebbe nessuna fuga. Negli anni successivi, però, i capitali sarebbero all'estero e l'intento economico dello Stato naufragherebbe.

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