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Petrolio Italia: sempre meno dipendenti dalla Libia

L'Italia sempre meno dipendente dall'oro nero libico. Vero, ma nello stesso tempo falso. Capiamo il perché.

In un articolo di Milano Finanza, l'Unione Petrolifera con dati alla mano mostra che nel 2010 rispetto all'anno precedente le esportazioni di greggio da Tripoli sono diminuite dell'11% a vantaggio di altri Paesi. La cifra resta sempre impressionante, in quanto importiamo 18 milioni di tonnellate di greggio, ma a pesare maggiormente sul nostro fabbisogno ci pensano altri paesi e regioni del globo: il Medio Oriente e l'area ex Urss pesano rispettivamente con circa 25,9 mln di tonnellate annue.

Segno di vittoria o sconfitta? Né l'uno né l'altro, segno di adattamento. L'Eni preleva barili di oro nero e di gas naturale dalla Libia, ma buona parte delle sue estrazioni restano in mano al governo libico, in quanto le risorse del paese sono state da tempo nazionalizzate. Il 12 giugno del 2007 è stato ratificato l'accordo Epsa IV, con cui l'Eni è stata costretta a rinegoziare al ribasso i termini del precedente accordo. In sostanza si prevedeva la riduzione di petrolio dal 35-40% al 12% e quella di gas naturale al 40% (il 50% in meno rispetto a prima).Vengono uniformati allo stesso accordo anche le altre società internazionali operanti nel paese libico.

Tuttavia la specificità del caso Eni è tutta nel cercare di garantirsi accordi di più lunga durata, nonché la costruzione di un nuovo impianto di 4 milioni di tonnellate l'anno di LNG (gas naturale liquido) a Mellitah, che la portano ad accettare condizioni fiscali meno attraenti per i suoi blocchi (il suo portafoglio complessivo è sceso al 42% a causa di più base quote di produzione), e ad effettuare un miliardo dollari di pagamenti a fondo perduto. Vittoria o Sconfitta? Nessuno dei due. Come detto solo adattamento. Ciò che è ormai diventato un punto interrogativo nei piani dell'azienda è cosa succederà con la fine della crisi libica, sia che il rais venga rovesciato o meno. Perché in fumo potrebbero andare tutti questi accordi, nonché il miliardo di dollari a fondo perduto.

(photo © eni.it)

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