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Pensioni, i nati negli anni '80 lavoreranno fino a 75 anni

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Dalla simulazione Inps giunge un severo allarme per i nati negli anni '80. Chi oggi ha 35 anni, infatti, rischierà di lavorare fino a 75 anni e di ricevere una pensione del 25% in meno rispetto alle generazioni precedenti.

Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha affermato che il rischio povertà si è trasferito dagli anziani ai giovani. Sensazioni confermate dall'Ocse, che sottolinea come il 15% degli assegni per chi oggi ha tra i 18 ed i 25 anni è povero.

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Va peggio a chi è nato nel 1980. I 35enni lavoreranno di più (fino a 75 anni) rispetto a chi è nato nel 1945 (ed oggi ha dunque 70 anni) e guadagneranno il 25% in meno rispeto a chi è venuto alla luce sul finire della seconda guerra mondiale.

Nel rapporto Ocse si legge che l'Italia ha sin qui fatto molto a livello di riforme. Ma non basta ancora. Occorre uno sforzo maggiore affinché chi è giovane oggi riesca a quadrare il bilancio dei conti da anziano.

Nel 2011 c'è stata la riforma Fornero che ha frenato la generosità del sistema e adottato perequazioni tra machi e femmine. L'Italia però dovrà tenere conto dll'invecchiamento della popolazione.Ecco perché occorrono nuovi aggiustamenti.

L'Ocse, nel rapporto Pensions at a glance 2015, crive che la sentenza della Corte Costituzionale del 2013 che non ha cancellato le pensioni superiori di tre volte il minimo avrà un impatto sulla spesa pubblica.

'Nell’ipotesi di un tasso di crescita del Pil dell’1%' si legge nel rapporto 'molti trentenni di oggi dovranno lavorare anche fino a 75 anni'. L'assegno medio calerà dai 1.703 euro di oggi a 1.593 euro futuri.

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