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Le pensioni di anzianità secondo la riforma Monti

In realtà ha poco senso continuare a parlare di pensioni di anzianità, secondo le modifiche apportate dal decreto Salva Italia. Infatti la novità principale, oltre all'innalzamento dell'età pensionabile, consiste proprio nell'eliminazione delle pensioni di anzianità. La loro definitiva scomparsa è prevista tra sei anni, a meno che non vengano aggiunti dei correttivi, come l'introduzione del sistema 'pro-rata' contributivo.

Che cosa cambia nelle pensioni di anzianità

Le pensioni di anzianità, secondo la normativa antecedente la riforma del governo Monti, prevedevano l'accesso all'età pensionabile al verificarsi di due requisiti: anni di contribuzione ed età anagrafica. Dalla loro somma, per accedere al pensionamento, bisognava raggiungere delle 'quote prestabilite' che nel corso degli anni sono state aumentate. Ma non era strettamente necessario raggiungere l'età minima stabilita secondo i criteri di vecchiaia, potendo vantare 40 anni di contribuzione. Il governo Berlusconi aveva integrato il sistema delle quote aggiungendo l'adeguamento della speranza di vita (che avrebbe dovuto progressivamente aumentare negli anni l'età pensionabile). Ed aveva anche aggiunto un sistema di finestre che di fatto facevano slittare il momento di percezione dell'assegno pensionistico.

Riforma del Governo Monti

Sono state eliminate sia le finestre, e sia il requisito contributivo, ma rimane il concetto di pensioni agganciate alla speranza di vita. Per poter accedere alla pensione bisogna raggiungere necessariamente l'età anagrafica che corrisponde all'età pensionistica, indipendentemente dalla quantità di contributi posseduti. Solo coloro che potranno vantare una determinata età contributiva (che crescerà nei prossimi anni, ma a partire nel 2012 da 41,1 anni per le donne e 42,1 anni per gli uomini) potranno usufruire della pensione anticipata. Quindi potranno andare in pensione, senza aver raggiunto i requisiti di vecchiaia, ma subiranno una penalizzazione abbastanza sostanziosa. Per ogni anno che manca al raggiungimento dell'età pensionabile, vedranno ridurre il proprio assegno di un importo pari al 2%.

I possibili scenari

Il Governo Monti ha fatto suo come slogan la parola 'equità', tuttavia sulle pensioni questo termine sembra calzare poco al momento. Per questa ragione le varie parti sociali spingono affinché vengano introdotti dei correttivi per le pensioni di anzianità, quali la 'pro-rata'. Si tratterebbe di un meccanismo che prenderebbe in considerazione, almeno nella parte di transizione, la durata dell'età lavorativa.

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