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Partita Iva, le novità dal 2015 per autonomi e professionisti: aliquota Inps e regime dei minimi

Boccata d’ossigeno per i titolari di partita Iva, per il terzo anno consecutivo “salvati” dall’aumento dell'aliquota Inps e non obbligati ad aderire al nuovi regime dei minimi entrato in vigore dall’anno in corso ai sensi della legge di Stabilità 2015.

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Emendamento legge di Stabilità: partita Iva, contributi e minimi

Freelance e professionisti, in base all’emendamento Saltamartini approvato dal Consiglio dei Ministri dopo una lunga trattativa interna alla maggioranza a sostegno del governo, potranno usufruire ancora per 12 mesi dello stesso trattamento sinora riservato loro dalle norme in materia previdenziale, dovendo versare ancora contributi per il 27,72% grazie alla copertura di 120 milioni trovata in extremis dall’esecutivo.

Tutte le novità per il 2015 su partita Iva e contributi

Le novità in cantiere vedranno la luce comunque nei prossimi anni, a partire dal 2016, quando i lavoratori autonomi, in maggioranza giovani e a basso reddito come sottolineato nei giorni scorsi dai promotori dell’emendamento, iscritti alla gestione separata dell’Inps saranno sottoposti ad un’aliquota del 28%, mentre nel 2017 si passerà ad un ulteriore “scalino”, con un punto percentuale di tassazione in più.

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Minimi e aliquota Inps, le novità su partite Iva e contributi

Sarà necessario non superare il tetto di guadagno dei 30mila euro annui, invece, per mantenere la facoltà di adesione al vecchio regime dei minimi al 5% precedente alla riforma dell’ultima legge finanziaria, col limite fissato nei 5 anni o in alternativa con lo “sconto” a favore esclusivamente degli under 35.

Legge di Stabilità, il governo corregge norme su partive Iva

Per tutti gli altri soggetti in possesso di partita Iva, invece, in mancanza dei requisiti stabiliti dalla normativa appena licenziata con tali modifiche dell’ultim’ora dal governo scatterà il nuovo sistema, con aliquota innalzata al 15% già dal 2015.

Partita Iva 2015, le novità dopo l'emendamento del governo

La scadenza del decreto Milleproroghe, nel quale sono state inserite le correzioni volute dalla maggioranza, è fissata per l’1 marzo e sarà necessario superare lo scoglio della fiducia in Senato per vedere definitivamente approvato il testo stilato dal Consiglio dei Ministri coi relativi emendamenti recepiti in tempo utile prima del voto parlamentare.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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