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Parmalat ai francesi, Lactalis sale al 29%

Lactalis acquisterà a 2,8 euro per azione il pacchetto dei fondi pari al 15,3% del capitale e a seguito dell'operazione - secondo una nota diffusa in prima mattinata - deterrà una partecipazione diretta e una partecipazione potenziale che, sommate fra loro, rappresenteranno il 29% del capitale sociale di Parmalat. Sfuma pertanto, per il momento, la realizzazione di un eventuale progetto tricolore, a guida di due delle più significative aziende nostrane: Granarolo e Ferrero.

Lactalis, controllata dalla famiglia Besnier, era già presente in Italia, tra altri con l'acquisto di Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori, e con i suoi 9,4 miliardi di euro di fatturato è numero tre mondiale dei latticini e numero uno nei formaggi, settore (quello del Latte e dei suoi derivati) che secondo l'Ismea ha potuto beneficiare nel 2010 di una rivalutazione del 10%

A questo punto a fronteggiare Lactalis nell'assemblea di aprile, difendendo la continuità gestionale italiana del gruppo, resta solo Intesa Sanpaolo, che con il 2,15% del capitale del gruppo di Parma venerdì ha presentato una delle quattro liste per il rinnovo del cda, riproponendo come guida l'attuale AD Enrico Bondi.

Granarolo, per bocca del presidente Gianpiero Calzolari, nel pomeriggio ha ribadito la sua disponibilità per un'operazione che preservi la filiera italiana, ha detto di aver discusso poche ore prima con Intesa il dossier Parmalat ma ha escluso di aver avuto contatti con Ferrero per un possibile consorzio e ha aggiunto che il gruppo non intende investire contanti. Noi potremmo conferire asset di Granarolo nel veicolo che potrebbe essere creato con Parmalat, ha affermato, sottolineando che eventuali questioni antitrust potrebbero essere risolte.

Ferrero da parte sua ha fatto sapere che rimane interessata se matureranno le condizioni che rendano possibile un progetto industriale di lungo periodo di stampo italiano. Tuttavia il mercato non sembra però ritenere probabile l'ipotesi di una contromossa italiana che dovrebbe probabilmente risolversi in un'Opa. Il titolo ha chiuso, infatti, in ribasso del 7,06% a 2,292 euro dopo un minimo a 2,28. A questo punto il mercato si chiede come potrebbe una cordata italiana, che non è riuscita a fare una proposta per il 15% dei fondi, mettere insieme un'offerta competitiva per rilevare tutta la società.

Nel Consiglio dei Ministri di domani si attende il decreto con cui il governo punta a difendere le aziende strategiche da assalti stranieri. Critiche nei confronti dell'esecutivo sono giunte dai sindacati, nonché dalle confederazioni agricole. Il segretario Cisl Raffaele Bonanni chiede un provvedimento straordinario, visto che è in ballo l'assetto produttivo e industriale del nostro paese, con tutte le conseguenze su indotto e occupazione. Le confederazioni agricole con Copagri lanciano l’allarme: Si rischia l’ennesimo saccheggio del made in Italy. Dello stesso tenore le dichiarazioni che arrivano dalla Cia: Il governo deve intervenire prontamente. L’agroalimentare italiano è strategico e deve essere tutelato.

(photo © parmalat.it)

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