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Oro: si conferma il bene rifugio per eccellenza

L’ondata di acquisti ha fatto segnare l’ennesimo record storico dell'oro, ben oltre la soglia di 1.512 dollari per oncia, trascinando con sé anche l’argento, a quota 50 dollari e in rialzo del 64% dall’inizio di febbraio.

Nella settimana pre-pasquale, le quotazioni del metallo giallo sono salite ogni giorno, inanellando rialzi per cinque settimane positive, anche quando, lunedì scorso, Standard & Poor’s ha messo sotto esame la solvibilità degli Stati Uniti.

Dietro ai rialzi dell'oro c'è certamente la constatazione che qualsiasi valuta mondiale ha in sé dei problemi. Gli USA dovranno prima o poi affrontare il più alto debito pubblico dalla seconda guerra mondiale in poi, l'Eurozona sembra aver archiviato per il momento, dopo l'allarme degli scorsi giorni, il tema dei debiti sovrani, ma è sempre pronta a rispolverarli. In Giappone, intanto, per la prima volta il governo ha ammesso che lo shock post-tsunami e incidente nucleare può fare scivolare nuovamente il paese nella recessione.

A questo elenco si aggiunge un ulteriore fronte di allarme: la Cina. Nonostante il governo e la banca centrale di Pechino continuino a somministrare una stretta monetaria, sembrano incapaci di dominare le spinte inflazionistiche. Ufficialmente l’aumento dei prezzi al consumo cinesi è del 5%, nella realtà beni alimentari ed energia segnano rincari superiori al 10%. Con potenziali conseguenze sulla stabilità sociale della seconda economia del pianeta: lo dimostra la protesta senza precedenti dei camionisti di Shanghai per denunciare il caro-carburante.

Il deputato repubblicano e beniamino del Tea Party Ron Paul nel 2008 ricordava che l’ascesa del prezzo dell’oro era la cartina al tornasole di un sentimento diffuso nel mercato. In particolare indicava grossi timori sul futuro del dollaro. Più è alto il prezzo dell’oro, più è grande la preoccupazione per il dollaro, diceva Paul. In buona sostanza comprare oro è una forma di assicurazione o di protezione contro la propensione del governo americano a deprezzare il circolante. Il dollaro, infatti, si è svalutato del 6-8% dall'inizio del 2011 nei confronti della maggior parte delle valute.

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