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McDonald's chiusi in Russia, a Mosca stretta sui fast food americani: messaggio politico agli Usa?

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La notizia della chiusura di alcuni McDonald’s al centro di Mosca ha fatto il giro del mondo nelle ultime ore, alimentando le voci sulla presunta riedizione della “guerra fredda” in corso tra Usa e Russia per adesso a colpi di boicottaggi e sanzioni economiche incrociate.

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Ufficialmente la sospensione delle licenze di esercizio commerciale ai fast food della Capitale dell’ex Unione Sovietica è dovuta a "motivi tecnici", legati ad una serie di controlli sul rispetto della normativa sanitaria vigente in materia di salubrità del cibo e condizioni igieniche dei locali.

Sotto traccia, fanno notare analisti geopolitici internazionali ma anche semplici osservatori al corrente delle recenti vicende che hanno visto protagonisti Putin da un lato e Obama dall’altro, con l’esplosione del conflitto in Ucraina e le crescenti tensioni regionali emerse insieme alla contrapposizione tra blocchi strategici evidentemente alternativi, sembra esserci una sorta di braccio di ferro “diplomatico” in senso lato.

Se a scatenare la battaglia delle ritorsioni commerciali erano stati per prima gli Usa, spalleggiati dall’Unione Europea nell’embargo ai prodotti russi in alcuni settori, la risposta della controparte non si era fatta attendere, come testimoniano i pesantissimi contraccolpi alle esportazioni comunitarie verso est soprattutto di generi alimentari.

(McDonald's chiusi in Russia: semplici ispezioni o ritorsioni politiche contro gli Usa?)

Il salto di qualità, più che altro simbolico, della stretta sui McDonald’s a Mosca e in città minori della Russia, rischia di alzare ulteriormente la temperatura dello scontro, pur essendo ancora tutta da confermare l’intenzione del Cremlino di spingere politicamente sul tasto del boicottaggio della catena di ristorazione made in Usa più potente al mondo.

Sta di fatto che, su 435 esercizi commerciali presenti in totale nel Paese ex sovietico, 3 locali nella Capitale sono stati temporaneamente chiusi, mentre a Ekaterinburg è partita una operazione di ispezioni a tappeto che potrebbe portare a severi provvedimenti finalizzati a “tutelare la sicurezza dei consumatori.

Le indiscrezioni su altri controlli in programma nel sud del Krasnodar a partire dalla prossima settimana, riferite dall’agenzia di stampa Reuters ieri, non hanno ancora trovato conferma nelle fonti locali più autorevoli, anche se l’aria che tira intorno ai fast food a stelle e strisce in Russia è ormai pesante.

L’ambizioso programma di espansione verso oriente del colosso americano McDonald’s, almeno per adesso, dovrà fare i conti con la dura realtà di un clima politico-economico internazionale in continua evoluzione, non certo in chiave positiva.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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