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Economie emergenti, una buona possibilità di acquisto?

Mentre l’economia americana e giapponese attirano sempre più l’interesse degli investitori, i mercati azionari dei Paesi Emergenti stanno conoscendo un pronunciato movimento correttivo, dopo, nella maggior parte dei casi, aver toccato i loro massimi storici.

Le delusioni sulla Produzione Industriale, sulla Bilancia Commerciale, alcuni casi di corruzione e la crescita dell’inflazione hanno portato il mercato azionario indiano a perdere il 16% dagli ultimi massimi toccati. Credit Suisse e BNP Paribas hanno tagliato il rating sul Paese Asiatico. La Cina, ormai incoronata seconda superpotenza economica mondiale, sta conoscendo una correzione sull’indice SSE Component Stock dell’11,4%, a causa di un’inflazione, ritenuta sotto controllo, ma che per la verità preoccupa talmente il governo cinese da portare a ribilanciare il paniere su cui calcolarla. Non soffre di meno difficoltà il Brasile. Il Future, con scadenza ad Aprile, sta perdendo l’8,2%, a causa di una bilancia commerciale negativa e di un real molto forte.

Questa disparità tra Paesi Emergenti e Paesi Industrializzati sta creando delle perplessità e dubbi negli analisti, in quanto i possibili scenari sono due: o potenziale segnale di avvertimento per gli stessi Paesi Industrializzati (segno dunque che i tempi stanno cambiando) oppure buona possibilità di acquisto per gli investitori. Il problema, però, non è così facilmente risolvibile, perché se è vero che i Paesi Emergenti potrebbero essere un buon investimento per le condizioni che si stanno andando a creare, è pur vero che non sappiamo come reagirebbero a un clima ribassista nei Paesi industrializzati. Ciò che è certo è che l’economia americana finora è sostenuta da una generosa politica monetaria, come ha ricordato il Ceo di Pimco, e che l’immissione di liquidità sul mercato e una politica monetaria espansiva non sono di certo conciliabili con l’aumento di prezzi delle commodities e con l’inflazione.

Il risultato? I paesi più industrializzati dovranno inevitabilmente prendere atto anche loro della spirale inflazionistica e intervenire con la politica monetaria. E’ infatti recente la notizia che la Banca centrale europea vorrebbe iniziare ad alzare i tassi di interesse fermi da due anni a queste parti. Ciò inevitabilmente avrà un effetto correttivo sui mercati. Ma il problema sullo sfondo resta: come poter intervenire sull’aumento dei prezzi delle commodities? E soprattutto si vuole intervenire?

(foto © Wikimedia Commons)

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