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Un fondo obbligazionario globale, ma emergente

In questi anni non è stato solo l’azionario a spostarsi sempre più sui mercati emergenti, ma anche i fondi obbligazionari e il mercato obbligazionario in genere. Il motivo? Presto detto. I cosiddetti G-3, composti da Giappone, Stati Uniti ed Europa, sono le regioni del mondo dove ci sono più problemi. Ora non si vuole fare di tutto l’erba un fascio, perché se è vero che in Europa è scoppiata la paura Piigs, un allarme mai finito, ma che sempre più una storia a puntate, è pur vero che ci sono Paesi come la Norvegia, ricchi di giacimenti petroliferi.

Questo spostamento del mercato è ben evidenziato dalla strategia del fondo gestita da Michael Hasenstab, gestore del Templeton global fond, che è stato nominato da Morningstar manager dell’anno. Nessun Treasuries (titoli di Stato USA), nessun titolo di stato giapponese o dei Piigs in portafoglio. Un peso importante, invece, ce l’ha la Corea del Sud. Il motivo? “E’ in piena fase di espansione”, dice, “partecipa alla crescita cinese e ha un’industria che ha fatto passi da gigante per migliorare la qualità dei prodotti. Ad esempio, dieci anni fa l’elettronica coreana era tra la meno costosa, oggi è in gran parte nella fascia più cara. Essi sono in grado di competere sulla qualità e non solo sui prezzi”.

Hasenstab, quindi, è un manager scettico nei confronti dei mercati sviluppati, che ha sempre preferito le economie in crescita a quelle stagnanti. Per questo, preferisce guardare fuori dai classici benchmark obbligazionari globali, nei quali, dice, i pesi maggiori sono dei grandi emittenti, ossia quelli con la peggior qualità del credito. Chiaramente da buon gestore sa che esporsi sui mercati emergenti significa, in fin dei conti, esporsi anche al rischio della volatilità dei mercati, ma l’asse temporale con cui lo fa (un’ottica di medio-lungo termine) gli consente una certa serenità.

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