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Tempesta sui mercati: alla ricerca di porti sicuri

La seduta di ieri ha rappresentato una brutta frenata d’arresto del rally in corsa per molte Borse Europee e USA. Il Dow Jones ha perso l’1,39%, l’S&P l’1,79% e il Nasdaq il 2,48%. In Europa non è andata meglio: il FTSE100 ha perso l’1,40%, il CAC40 l’1,41%, il FTSEMib l’,128% e il DAX solo lo 0,74%. E nell’immediato gli investitori sono tornati ad affacciarsi su oro, petrolio e Treasury. La domanda che sorge spontanea è quali saranno le conseguenze sui listini mondiali se le proteste del mondo arabo e la correzione di mercato proseguirà?

Il primo rischio lo ha evidenziato Jessica Hoversen, analista per il reddito fisso e valute straniere per MF Global a New York e, a suo dire, consisterebbe in un rialzo dei prezzi delle materie prime. Nella giornata di ieri non sono tanto cresciuti i prezzi dei generi alimentari (solo il Caffè si è distinto segnando un 3,87%), ma soprattutto i prezzi dei metalli e dei metalli preziosi (l’oro e l’argento rispettivamente dell’1,61% e del 3,79%) e degli energetici (il Brent e il Gasolio hanno segnato rispettivamente un +1,77% e un +2,27%). L’innalzamento dei prezzi delle materie prime, inoltre, potrebbe secondo l’analista portare le banche centrali a stringere il cordone della propria politica monetaria, alzando i tassi d’interesse.

Questa ipotesi, però, è al momento priva di fondamento, in quanto le Banche centrali hanno l’interesse di tenere ancora bassi i tassi per incentivare un’economia che, seppur in ripresa, sembra ancora in difficoltà. Inoltre in caso di un’eventuale correzione sui mercati azionari, ancora di più quest’alternativa verrebbe scongiurata.

(foto © freedigitalphoto.net)

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