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Investimenti diretti esteri:la Cina non è più la preferita

Ad aprile, il valore degli Ide (investimenti diretti esteri) verso la Cina ha raggiunto gli 8,46 miliardi di dollari nel mese di aprile, con un incremento tendenziale del 15,2%. Lo riferisce il ministero del Commercio di Pechino, sottolineando che si tratta di un rallentamento rispetto al mese di marzo, quando gli Ide erano saliti del 32,9%, a 12,52 miliardi di dollari. Nei primi quattro mesi dell'anno la seconda economia mondiale ha attratto investimenti diretti esteri per 38,8 miliardi di dollari, pari al 26% in più dall'anno precedente.

Tuttavia i dati ancora nascondono il cambiamento in atto negli investimenti diretti esteri. Molti gli elementi che stanno portando gli investitori mondiali a prediligere altre mete persino in Asia. Con un'inflazione al 5% il costo della vita è diventata più salata. Molti dirigenti scelgono di trasferirsi altrove, come ben sa Marc van de Chjis, chief executive di Spil Games Asia (una società che produce giochi di società online), che è anche consapevole di come la vita a Shanghai sia diventata troppo cara.

Tra gli operai delle fabbriche cresce, inoltre, un sentimento di maggior scontento. Molti sono tra quelli che vorrebbero tornare nella propria terra ad aprire un'attività commerciale pur di non lavorare più in fabbrica. E cresce sempre più la consapevolezza dei propri diritti. Da quando è entrata in vigore la nuova legge sul lavoro ci sono 400mila richieste di arbitrato per conflitti aperti.

Un'inflazione più contenuta, costi di lavoro uguali o leggermente superiori, manager e quadri con un'esperienza più internazionale e preferibilmente con conoscenza della lingua Inglese stanno portando le aziende a delocalizzare altrove le loro sedi. E se la meta preferita era finora il Vietnam, recentemente si sono aggiunte anche le Filippine. Come spiega Charles Mills, chairman di una società di executive search in Asia (Chalré associates), nelle Filippine i manager si trovano più facilmente e sono meno cari, hanno maggiore esperienza internazionale, tendono alla stabilità e soprattutto conoscono bene l'inglese. Quello che in sostanza si sta configurando con gli Ide è una nuova geografia degli investimenti nei paesi emergenti, in quanto non riguardano più soltanto i famosi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).

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