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Imu alla Chiesa, bocciato il decreto del Tesoro dal Consiglio di Stato

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Battuta d'arresto per il decreto del Tesoro per l'applicazione dell'Imu agli enti non commerciali, dunque anche alla Chiesa: il Consiglio di Stato ha infatti deciso di bloccarlo perché è andato oltre "i poteri regolamentari" conferitigli dalla legge e perché ha fissato criteri troppo "eterogenei" per identificare le attività svolte con modalità non a fini di lucro e, in definitiva, inadatti a stabilire quando deve essere applicata l'Imu e quando no.

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I giudici di Palazzo Spada hanno voluto chiarire che la decisione non entra nel merito della lunga querelle sul fatto se anche la Chiesa debba pagare o meno l'Imu, ma che la bocciatura del decreto del Tesoro si è resa necessaria per vizi di forma oggettivi.

Come si legge infatti nella sentenza, "trattandosi di un decreto ministeriale, il potere regolamentare deve essere espressamente conferito dalla legge e, di conseguenza, il contenuto del regolamento deve essere limitato a quanto demandato", mentre secondo i giudici il fatto che il documento redatto dal Tesoro definisca "i requisiti, generali e di settore, per qualificare le diverse attività come svolte con modalità non commerciali" esula "dalla definizione degli elementi rilevanti ai fini dell'individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell'immobile mista 'c.d. indistinta'" e pone dei paletti interpretativi per quanto concerne il carattere non commerciale di alcune attività.

D'altro canto, la "diversità ed eterogeneità" dei criteri di convenzione "rispetto alla questione dell'utilizzo misto", con in alcuni casi la scelta di applicare quello "della gratuità o del carattere simbolico della retta" e in altri "il criterio dell'importo non superiore alla metà di quello medio previsto per le stesse attività svolte nello stesso ambito territoriale con modalità commerciali" oppure "il criterio della non copertura integrale del costo effettivo del servizio", dimostra che "si è in presenza di profili che esulano dal potere regolamentare in concreto attribuito".

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Insomma, un scontro consumato a colpi di sentenze e carte bollate che in definitiva significa che il Tesoro ha tempo fino a dicembre per 'correggere' il proprio decreto, altrimenti l'applicazione dell'Imu agli enti non commerciali e alla Chiesa rischia di slittare a data da stabilirsi. La legge sulle liberalizzazioni, all'interno della quale la nuova normativa sull'Imu è dettagliata dall'Articolo 91 bis, entrerà infatti in vigore a gennaio 2013: riuscirà per quella data il Tesoro ad apportare i correttivi richiesti dal Consiglio di Stato? Qualora non accadesse, resterebbe anche aperta la procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea sulla "distorsione della concorrenza" rappresentata dal mancato pagamento dell'Imu da parte delle attività non commerciali.

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