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Ecco una guida ai Titoli di Stato Italiani

Banche, borsa, investimenti, tassi d'interesse, risparmi. E titoli di stato. Il punto di partenza d'una guida ai titoli di stato italiani non può che essere la risposta secca ad una domanda altrettanto secca: cosa sono? Si tratta di obbligazioni (titoli di debito) emesse dallo Stato, il quale, emettendo questi valori mobiliari, recupera capitali (per una durata prefissata), con l'obiettivo di finanziare il bilancio della pubblica amministrazione e quindi le proprie attività istituzionali.

Acquistandoli, gli investitori prestano i loro fondi per un certo periodo, con lo scopo di ottenere una performance (rendimento) congrua rispetto al rischio sostenuto.

A proposito di Titoli

Se volessimo stilare una graduatoria, anzi, una guida dei Titoli di Stato Italiani, vedremo attualmente 5 tipologie collocate sul mercato: i Buoni ordinari del Tesoro (BoT); i Certificati del Tesoro Zero-coupon (CTz); i Certificati di credito del Tesoro (CcT); i Buoni del Tesoro poliennali (BTp); i Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all'inflazione (BTp€i).

I titoli del debito pubblico sono titoli a reddito fisso caratterizzati, come tali, da una durata prefissata all’atto dell’emissione e da una remunerazione indipendente dalle performance istituzionali dell’emittente.

Distinguiamo:

Titoli con cedole, che vengono attribuite all’investitore in aggiunta al valore di rimborso a scadenza. Il rendimento di questi titoli è dato sia dai flussi di cassa originati dalle cedole, sia da quello originato in conto capitale, il cosiddetto scarto di emissione, dato dalla differenza tra il prezzo di emissione/acquisto e il prezzo di rimborso/vendita.

Titoli senza cedole (zero coupon), il cui unico flusso di cassa ottenuto dall'investitore è dato dal valore di rimborso che, in questo caso, è comprensivo dell’interesse maturato sull’investimento, che viene appunto corrisposto al suo termine, anziché periodicamente. In sostanza, l’investitore percepisce solo una remunerazione in linea capitale data dallo scarto di emissione.

Inoltre, a seconda del livello di prevedibilità della remunerazione cui danno diritto, si distinguono:

Titoli a tasso fisso, di cui sia il valore di rimborso a scadenza, sia l’importo delle cedole periodiche (nel caso in cui siano previste) sono noti a priori (prefissati) e quindi non variano al mutare delle condizioni di mercato. Quindi, in ipotesi di detenzione del titolo fino a scadenza, l’investitore è in grado di stimarne il rendimento atteso ex ante.

Abbiamo, poi, i Titoli a tasso variabile: al contrario dei precedenti, l’ammontare del valore di rimborso e delle cedole non può essere conosciuto in anticipo, in quanto variano durante il corso della vita utile dello strumento, in funzione dell’andamento di un parametro esterno cui sono collegati. In tal caso il rendimento del titolo può essere solamente stimato in modo approssimativo, non può essere conosciuto in anticipo, neppure se detenuto fino a scadenza. Il parametro di indicizzazione può essere un tasso di mercato (ad es. BoT, Euribor,…), un indicatore del livello dei prezzi o il tasso di cambio tra l’euro ed un’altra valuta estera.

Rischiosità e composizione

Investimenti? BoT e CTz sono ideali per l’investitore che ha un profilo di rischio basso mentre i CcT ed i BTp comportano un rischio leggermente più consistente. E’ comunque indubbio come tutti i titoli di Stato rappresentino un’ottima opportunità di diversificazione del proprio portafoglio. Ricordiamo che gli istituti di credito assumono la funzione di intermediari finanziari, con il compito di presentare tutte le loro caratteristiche e i vantaggi e di offrire i consigli più utili ai corretti investimenti della clientela.

Composizione dei Titoli di Stato - Alla data del 30 aprile 2011, la composizione dei Titoli di Stato in circolazione era: BTP: 1.013.043 milioni di euro (64,40% del totale); CCT: 161.714 milioni di euro (10,28%); BOT: 140.106 milioni di euro (8,91%); BTP€i: 111.925 milioni di euro (7,12%); CTZ: 75.898 milioni di euro (4,83%); Estero in euro: 68.042 milioni di euro (4,33%); Estero in valuta: 1.514 milioni di euro (0,10%); BTP atipici: 690 milioni di euro (0,04%). Totale in circolazione: 1.572.936 milioni di euro. Vita media del debito: 7,08 anni.

Sono o non sono affidabili?

Per quanto riguarda i nostri titoli di Stato, è indubbio che il mercato, ovvero la miriade di operatori che comprano e vendono Btp e Cct, li reputi meno affidabili di qualche anno fa. Basti accennare al famoso spread (differenziale) tra il btp decennale e l'omologo tedesco (il Bund), oggi pari a circa 350 punti base, ovvero il 3,5%, per avere il polso della situazione. La scelta migliore, per chi investe in bond, è la diversificazione, cioè puntare sia su diversi emittenti, sia su un ampio arco temporale, "spalmando", di conseguenza, il grado di rischio su diversi Paesi e su diverse scadenze temporali. Questo sta alla base di una guida ai titoli di stato italiani.

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