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Guerra Libia, gli interessi economici

Il comando delle operazioni in Libia deve passare alla Nato. Il governo italiano lo ha detto chiaramente. Non solo. Se non si trovera' un accordo l'Italia si riprendera' il controllo delle basi messe a disposizione e prendera' in considerazione l'idea di istituire un proprio comando nazionale separato. Prime divisioni nella comunita' internazionale sul comando delle operazioni militari in Libia avviate con decisione dalla Francia, appoggiata dalla Gran Bretagna, e che ora rischiano di creare una crisi diplomatica.

Dietro la crisi libica si celano i giochi di strategia geopolitici ed economici dei Paesi occidentali, in quella che a tutti gli effetti può essere considerata una guerra vetero-colonialista. E' di questo avviso l'opinione di Michel Chossudovsky.

La Libia è, infatti, tra le più grandi economie petrolifere del mondo, con circa il 3,5% delle riserve mondiali di petrolio, più del doppio di quelle degli USA, ed è, con 46,5 miliardi di barili di riserve accertate, la più grande economia petrolifera del continente africano, seguita da Nigeria e Algeria. Un'invasione della Libia servirebbe gli interessi delle imprese delle nazioni occidentali, come l'invasione e l'occupazione dell'Iraq del 2003. Inoltre servirebbe a destabilizzare la National Oil Corporation (NOC) e a privatizzare l'industria petrolifera del paese.

Non è un caso che siano i francesi più degli altri paesi (Inghilterra e Italia) a cercare di avere il controllo delle operazioni. Tale controllo gli permetterebbe di accampare più diritti nel caso di realizzazione di uno scenario post Gheddafi. L'Italia, con la decisione di ieri del Ministro Frattini, ha deciso di non sostenerla in questo gioco, chiamando in suo aiuto l'altro contendente nel territorio libico e nord africano, gli USA, interessati a destabilizzare non solo il potere della National Oil Corporation, accaparrandosi con le sue società (ExxonMobil e Occidental Petroleum) più diritti sull'oro nero nel territorio or ora conteso, ma anche a creare le premesse di una sua maggior influenza anche in altri paesi, come il Ciad e la Nigeria (dove se la deve vedere sempre più con Francia e Cina).

E l'Italia?L'Italia ha forti interessi in Libia. Eni estrae 244 mila barili di gas e petrolio, che rappresentano il 35% delle esportazioni della Libia. Tuttavia i suoi precedenti rapporti di amicizia con Gheddafi, nonché la vicinanza del nostro paese alle sue coste, fanno si che sia più che esposta al rischio di ritorsioni economico-militari e quindi più “bloccata” nel prendere liberamente le decisioni e farsi lei stessa da leader della coalizione. In sostanza si attende che gli USA facciano da paciere tra gli interessi in gioco e, nello stesso tempo, si prendano le responsabilità in caso di ritorsioni.

(photo © euromedi.org)

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