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Fondo Salva Stati: un sollievo per le banche, ma per i cittadini?

Il Fondo Salva Stati o EFSF (European Financial Stability Facility) è stato creato dai membri dell'Eurogruppo in seguito alla decisione presa durante l'Ecofin del 9 maggio del 2010. Come parte del pacchetto di salvataggio da €750 miliardi di euro, EFSF è in grado di emettere obbligazioni garantite da EAMS( dagli stati membri dell'Eurogruppo) per un massimo di 440 miliardi di euro. Al Fondo Salva Stati è stato assegnato il rating più alto possibile da Standard & Poor's e da Fitch (AAA), mentre Moody's ha assegnato un rating Aaa.

Le nuove regole del Fondo Salva Stati

Nei suoi aspetti legali il Fondo EFSF è registrato a Lussemburgo e i suoi azionisti sono gli stessi membri dell'Eurogruppo. In seguito ad un Consiglio europeo svoltosi a luglio, le nuove regole sull'Efsf prevedono che il fondo possa non solo emettere obbligazioni, ma anche acquistarle sui mercati e che possa contribuire alla ricapitalizzazione delle banche.

Le problematiche in campo

E' opinione diffusa che sia necessario aumentare la dotazione dell'Efsf oltre i 440 miliardi di euro attuali, un terzo dei quali già impegnati in prestiti alla Grecia, all'Irlanda e al Portogallo. Una possibilità, caldeggiata dal Segretario al Tesoro americano Timothy Geithner, è quella di muoversi verso un organismo che sia in grado di utilizzare la leva finanziaria, avendo come esempio il Talf (il programma di prestiti di emergenza statunitense, messo in atto dalla Federal Reserve di New York quando lo stesso Geithner ne era presidente). Un altro problema, non di poco conto, è che prendere a prestito resta ancora molto costoso, se si pensa che il potenziale di crescita economica di Spagna e Italia, per esempio, ondeggia attorno all'1%, ma il costo dell'indebitamento supera il 6%. In sostanza come si può evitare che paesi irresponsabili approfittino della solvibilità degli altri stati membri, non pagando alla fine i loro debiti?

I paesi ancora perplessi

Questi e altri motivi all'origine del comportamento ostruzionista di paesi come Germania e Olanda. Non è un caso che nella seduta borsistica di venerdì l'olandese Klaas Knot, membro del consiglio di governo della Banca Centrale Europea, nonché presidente della Banca centrale olandese, abbia dichiarato al quotidiano olandese Het Financieele che il default della Grecia è uno degli scenari possibili per risolvere la difficile situazione finanziaria del paese. Ma la Merkel, la cancelliera tedesca, ha subito affermato che un default greco provocherebbe un effetto domino incontrollabile e non è un'opzione. Nel comunicato del G20, da poco conclusosi a Washington, l'Europa ha potuto promettere altro che la ratifica degli accordi già raggiunti sull'Efsf da parte di tutti i 27 paesi Ue in tempo per il prossimo vertice a Cannes il 3-4 novembre.

I rischi del Fondo Salva Stati

Se gli accordi di luglio venissero ratificati e si decidessero delle regole comuni, il principale rischio sarebbe comunque quello di avere a che fare con paesi insolventi, i cui titoli vengono comprati dall'Esfs e a cui viene dato in prestito crediti. In sostanza la crisi potrebbe estendersi dai paesi attualmente in crisi, Grecia in primis, e dalle banche, che hanno in pancia titoli greci e dei paesi a rischio default, a tutti gli stati membri dell'Ue e quindi, in buona sostanza, ai cittadini europei. E' questo di cui ha parlato lo strategist di Intesa Sanpaolo, Sergio Capaldi, che ha sottolineato che l'obiettivo delle banche sia quello di disfarsi dei crediti verso la Grecia, che nello scenario ipotizzato dallo stesso strategist andrebbero a finire per il 30% in mano ai cittadini europei. In questo scenario il rischio non sarebbe più di questo o quel paese o di questa o quella banca, ma diversificato su tutti i membri di Eurolandia.

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