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Fisco: dal 1 luglio lo spesometro, ma non vale per tutti

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2010, in attuazione del decreto legge 31 maggio 2010 n.78, convertito con modifiche nella Legge 30 luglio 2010 n. 122 (recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) diventerà operativo il cosiddetto Spesometro fiscale, ossia l'obbligo di comunicare al Fisco il codice fiscale di chi fa acquisti per importi superiori ai 3.600 euro (IVA inclusa).

La sua introduzione è stata posticipata al primo di luglio, e quindi non più al 1° di maggio. Ad effettuare la comunicazione sarà il venditore, che dovrà dapprima richiedere il codice fiscale del cliente e subito dopo inviare all'Agenzia delle Entrate la documentazione corredata di ricevuta fiscale, fattura o scontrino. Tale misura serve per favorire la tracciabilità e la trasparenza dei pagamenti, ai fini del contrasto all'evasione fiscale. La stessa misura non sarà solo valida per l'acquisto di prodotti e beni, ma anche nel caso di erogazione di servizi.

Il nuovo strumento era stato fortemente contestato, soprattutto dai commercialisti. Più volte avevano sottolineato, infatti, che la necessità di mostrare il codice fiscale, e dunque quella di essere identificati, per qualsiasi acquisto oltre i 3.600 euro è una invasione della privacy del cittadino comune generalizzata, come rilevato dal presidente del Consiglio Nazionale, Claudio Siciliotti.

Molte operazioni saranno, tuttavia, esonerate dall'obbligo di comunicazione, come ad esempio gli immobili, le navi e gli aerei; gli interessi passivi, le assicurazioni, i contributi previdenziali e i dati delle banche. In buona sostanza, se è vero che agli italiani sarà applicato, anche sul Fisco, lo sguardo vigile del Grande Fratello, è pur vero che di sguardo distorto o limitato si dovrebbe parlare.

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