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Finanza comportamentale: quando la psicologia incontra l'economia

Qualsiasi studente di economia, fin dalle prime lezioni, apprende che nella formulazione delle varie teorie economiche i diversi operatori coinvolti sono per definizione razionali. In altri termini, essi si comportano sempre nella maniera più logica e prevedibile possibile: massimizzano in ogni istante la loro utilità ed il loro beneficio minimizzando al contempo le perdite.

E' semplice rendersi conto che si tratta di una forzatura per dare vita a modelli di studio. Nella realtà gli operatori economici sono spesso tutt'altro che razionali. Tendono a prendere decisioni seguendo l'istinto o comportamenti non strettamente logici.

Nell'ultimo decennio c'è stata una vera e propria riscoperta della cosiddetta "finanza comportamentale" ovvero quella disciplina che si occupa di studiare lo stretto legame esistente tra economia e psicologia umana.

Di cosa si occupa la finanza comportamentale?

L'idea di dare vita ad una disciplina ibrida tra economia e psicologia non è affatto nuova. Lo stesso Adam Smith, considerato il padre del capitalismo, in una sua opera intitolata "Teoria dei sentimenti morali" si occupa di studiare la stretta relazione che vi è tra le due materie.

Del resto, nel corso del XX secolo, la psicologia è scomparsa del tutto dallo studio delle materie economiche. Le teorie neoclassiche hanno dato vita a modelli (tutt'ora studiati nelle università) che prevedono come assunzione base l'idea che gli operatori si comportino sempre nel modo più razionale e logico possibile.

Solo negli ultimi anni, grazie agli sviluppi della cosiddetta "psicologia cognitiva" ed ai lavori di Daniel Kahneman che gli hanno valso il premio Nobel per l'economia nel 2002, la finanza comportamentale è ritornata in auge. Attualmente non è raro leggere articoli in rete o su riviste settoriali che trattino degli aspetti psicologici delle scelte economiche che compiamo ogni giorno.

Non si tratta di una materia astrusa o puramente teorica. Al contrario analizza comportamenti economici diffusi cercando di metterli in relazione con le cause di natura psicologica che li hanno indotti.

La finanza ed il mondo dei trader di borsa rappresenta un terreno fertile per lo studio di tale materia. Intervistando un qualsiasi investitore potrà tranquillamente confermare che dopo aver effettuato un investimento rivelatosi sbagliato, risulta molto difficile tornare sui propri passi, chiudere la posizione ed accettare la perdita.

Ammettere un proprio errore non è semplice. Si tende ad autoconvincersi che la scelta effettuata è corretta e che nel giro di breve tempo i titoli acquistati riprenderanno il proprio valore. Molto spesso tale circostanza rimane solo nella testa del trader. In genere ciò comporta solo un aumento delle perdite che invece si sarebbero potute limitare accettando tranquillamente il proprio errore di valutazione.

Come evitare comportamenti emotivi nelle proprie decisioni finanziarie?

La finanza comportamentale ci permette di capire anche quali sono gli errori tipici che commettiamo in preda a scelte effettate sull'onda dell'emotività.

Anche gli operatori finanziari, ritenuti per definizione freddi e calcolatori, non sono immuni da scelte avventate. Sono pur sempre umani e risentono delle pressioni psicologiche derivanti da andamenti finanziari sfavorevoli.

Preso atto di tale limitazione, negli ultimi anni molti operatori hanno deciso di adottare per il loro trading delle piattaforme automatiche. Si tratta di veri e propri programmi che inviano ordini di acquisto e vendita al mercato in base a parametri e andamenti programamti in precedenza.

La fredda razionalità di un computer consente di seguire perfettamente il proprio trading system senza cedere ad impulsi che sovente comportano pesanti perdite.

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