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FED: tassi invariati. Quali le motivazioni e conseguenze?

"Le informazioni ottenute dall'ultima riunione di dicembre confermano che il ritmo della ripresa economica sta proseguendo sebbene a un tasso insufficiente per abbassare la disoccupazione. Le spese delle famiglie sono cresciute alla fine dell'anno scorso, ma sono ancora messe sotto pressione dagli alti livelli di disoccupazione, dalla crescita modesta del reddito e dalla situazione precaria del mercato immobiliare e delle restrizioni sul lato del credito”. Questo è il quadro delineato dalla Fed ieri, che ha così motivato la sua scelta di non modificare il costo del denaro nel range tra 0-0,25%.

L’inflazione, per il momento, non sembra preoccupare la Fed, che ribadisce di avere la situazione sotto controllo.” Sebbene i prezzi delle materie prime siano cresciuti – dice la Banca centrale- l'outlook sull'inflazione a lungo termine e' rimasto stabile e gli indici dell'inflazione sottostante sono calati”. Ma assicura di intervenire qualora questa non risulti in linea con le attese. Inoltre, al fine di promuovere un ritmo più sostenuto della ripresa e per assicurare che l’inflazione, col passare del tempo, si porti su livelli rispettosi con quanto previsto, il Comitato ha deciso oggi di continuare nell'acquisto di titoli come stabilito a novembre, acquistando $600 miliardi di Trasury a lunga scadenza entro la fine dl secondo trimestre del 2011.

La decisione della Banca centrale degli Stati Uniti viene criticata soprattutto dai Paesi Emergenti, in quanto la conferma dei bassi tassi e la politica di Quantitative Easing hanno, secondo la loro opinione, due conseguenze: svalutare il dollaro e quindi favorire l’export USA (che è infatti cresciuto) e incentivare un dirottamento degli investitori di bond verso gli stessi paesi emergenti. In sostanza se il mercato interno è debole, meglio puntare sull’export. E se ci saranno bolle, beh, i primi a risentirne saranno i paesi emergenti. Da qui nasce forse la riflessione di un noto investitore USA, Marc Faber, che ipotizza che i mercati emergenti potrebbero subire una correzione persino del 20-30%.

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