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Ecco cosa contengono le buste arancioni in arrivo nelle case degli italiani

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Al via da oggi ufficialmente la tanto attesa “operazione verità” dell’INPS, che da tempo aveva promesso l’invio nelle case di migliaia di lavoratori delle buste di color arancione contenenti una proiezione del futuro trattamento pensionistico in relazione ai contributi versati.

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Finalità dell’iniziativa, fortemente voluta dal presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale Tito Boeri, la corretta informazione di ogni dipendente in merito all’importo della pensione che al termine della carriera sarà concessa dallo Stato: in molti casi, si tratterà di numeri “shock” rispetto agli assegni finora incassati dalle vecchie generazioni.

Le buste arancioni, come previsto, stanno arrivando nelle case degli italiani e dai prossimi giorni ciascuno dei 150mila destinatari del “regalo” nella cassetta delle lettere si troverà probabilmente a riflettere, volente o nolente, sull’eventualità di integrare il trattamento reso trasparente dall’INPS con un fondo previdenziale privato.

(“L’aria che tira”, servizio sulle pensioni future degli italiani. Guarda il video)

Esclusi dalle spedizioni, tutti i possessori di account personale sul portale dell’istituto (in alternativa dal sito Spid, che tramite PIN consente di accedere ai servizi della pubblica amministrazione), abilitati a controllare direttamente via web i principali passaggi della carriera lavorativa.

Una volta completata tale missione informativa, Tito Boeri punta a riaprire il dibattito pubblico sull’auspicata riforma della previdenza, che secondo i piani dell’economista bocconiano ex consulente del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe garantire un riequilibrio tra generazioni, riducendo il “gap” tra assegni legati al vecchio sistema e nuovi trattamenti basati sul regime contributivo al 100%.

Grazie alle buste arancioni con simulazione standard delle pensioni future in relazione alla data preventivata di abbandono del servizio, gli italiani potranno contare da subito su dati certi in riferimento al reddito che si troveranno a percepire in età avanzata.

La speranza della maggior parte dei lavoratori è che quei numeri impietosi in qualche modo possano considerarsi “trattabili” da qui ai prossimi anni, non volendosi rassegnare ad una vecchiaia in povertà.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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