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Debito USA: l'accordo è legge, ma non soddisfa i mercati

Dopo essere passato alla Camera con 269 voti a favore e 161 contrari, l'accordo sull'aumento del tetto del debito pubblico è finalmente approdato al Congresso ed è stato firmato e trasformato in legge da Barak Obama. Si è evitato in questo modo il default dello stato previsto per ieri, 2 agosto, qualora il tetto del debito non fosse stato alzato. La legge prevede un aumento del tetto da 2.100-2.400 miliardi di dollari e tagli per 2.100 miliardi di dollari in 10 anni.

Tuttavia l'accordo non ha soddisfatto le attese dei mercati che hanno inaugurato la settimana con ampie vendite. In Europa il Dax, dopo il flash crash dell'altro ieri, ha perso il 7,82% solo nei primi due giorni di questa settimana, mentre negli USA l'S&P ha perso il 4,47%. La motivazione di tanta negatività va ravvisato nell'imminente, e ritenuto più che certo, downgrade (abbassamento della valutazione) del debito pubblico USA da parte delle agenzie di rating. Gli Stati Uniti è dal 1917 che detengono la tripla A. Ad utilizzare la linea dura è soprattutto Standard & Poor's, che aveva in precedenza indicato come obiettivo una riduzione pari a 4 trillioni di dollari.

Anche Bill Gross, AD di Pimco, il maggior fondo obbligazionario al mondo, non si ritiene soddisfatto dai termini della legge. L'innalzamento del tetto sul debito sopra 14,3 trilioni, ha affermato, non ridurra' a sufficienza il buco di bilancio della maggiore economia al mondo. Inoltre, si legge nel report mensile di Pimco, al debito circolante di $10 trilioni, al prezzo attuale il Tesoro deve fare i conti con quasi $66 mila miliardi di gigantesche passivita' future.

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