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Ddl concorrenza, riforma rete distributori: ok in Commissione, 5mila impianti a rischio chiusura

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Grande distribuzione sul piede di guerra per il “semaforo verde” in Commissione al ddl di riforma della rete nazionale degli stabilimenti abilitati all'erogazione dei carburanti, vicina al traguardo dopo una difficile trattativa tra governo e controparti interessate.

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Dall’Unione Petrolifera ai sindacati del settore, la maggioranza dei destinatari della legge in discussione sembrano unanimi nel salutare con favore il testo licenziato dall’organismo parlamentare competente su input dell’esecutivo, mentre si annuncia dura l’opposizione degli “outsider” penalizzati dagli stretti vincoli imposti dal ddl Concorrenza all’apertura e alla gestione degli impianti in strada.

Al centro della polemica già aperta dai portavoce della Gdo, l’obbligo di installazione di un terzo carburante all’interno di un nuovo stabilimento e l’irrigidimento dell’iter burocratico a carico dei soggetti intenzionati a fare ingresso nel mercato, misure che scaturiscono dall’eliminazione “tout court” delle deroghe concesse dalla normativa preesistente in materia di regolamentazione della rete.

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“Vi sono emendamenti anticoncorrenziali sostengono i vertici di Federdistribuzione al Fatto Quotidiano, mentre dall’altra parte della barricata esultano all’unisono Fegica, Assopetroli e Upi fiduciosi nel proposito espresso dal sottosegretario allo Sviluppo economico Vicari di “portare a casa la riforma entro la fine dell’anno”.

Per quanto riguarda il merito del ddl Concorrenza, potrebbero scomparire nel giro di pochi mesi in virtù della disciplina adottata dal governo qualcosa come 5mila distributori dislocati sul territorio nazionale: tutti d’ora in poi saranno obbligati ad iscriversi all’apposita anagrafe (anche i fornitori), dovendo comunicare dati approfonditi sul singolo impianto ed eventuali irregolarità sottoposte a valutazione del Ministero.

Il mancato rispetto delle regole, specialmente in merito alla sicurezza stradale, comporterà l’erogazione di multe da 2500 a 7mila euro e, nei casi più gravi, la revoca della licenza e quindi la chiusura del servizio con oneri aggiuntivi per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione degli obblighi richiesti dalla legge.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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