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Crisi: l'Italia ha bisogno di riforme strutturali

La crisi degli anni 2008 e 2009 è stata la più profonda della storia economica recente. Il Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese fotografa così i due anni che ci lasciamo alle spalle. D’altro canto, però, è la valutazione contenuta nel documento, la recessione ha avuto durata relativamente breve.

La sua durata può essere principalmente fissata nell'arco di un anno, tra la primavera 2008 e la primavera 2009. Ciò anche grazie a un intervento di contenimento senza precedenti da parte delle autorità di governo. Nel biennio 2008-2009 i paesi europei hanno destinato risorse per circa 400 miliardi di euro (il 3 per cento del Pil dell’Ue), dirette a imprese e famiglie. Le misure anti-crisi hanno tuttavia provocato un notevole peggioramento a medio termine dei conti pubblici. Di questo ne è assolutamente un esempio il caso dell'Italia, il cui rapporto deficit/PIL è arrivato al 120%.

Ma è ancor più grave il commento del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, a margine di una conferenza, che ha notato come l'Italia stia uscendo dalla crisi globale senza, però, aver risolto i suoi problemi strutturali. Anche per lo stesso Draghi, comunque, l'aspetto di maggior vulnerabilità del nostro Paese è quello del debito pubblico. Per ridurlo ai livelli fissati da Bruxelles, secondo il governatore della banca centrale italiana, l'economia dovrebbe salire del 2% annuo.

Per Confindustria, negli ultimi vent'anni molte riforme sono state introdotte in Italia, ma nel complesso, entita' e velocita' dei cambiamenti non appaiono adeguati e comunque si sono rivelati inferiori all'azione degli altri paesi, ritenendo il Piano delle riforme nazionali un'occasione fondamentale per migliorare la nostra capacità di incidere sul contesto in cui operano le imprese.

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