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Crisi economica, accordo Ue sul fondo salvataggi

I leader europei hanno raggiunto nella notte del 25 marzo un accordo che prevede un prolungamento del periodo di finanziamento del fondo salva-stati, l'European stability mechanism (Esm).

L'Esm entrerà in vigore a partire da metà 2013 e sostituirà il fondo attuale (Efsf, European financial stability fund) nel salvataggio degli stati membri qualora si dovessero verificare nuove crisi dei debiti sovrani. Avrà una capacità di fuoco di 500 miliardi a fronte di un capitale complessivo sottoscritto di 700 miliardi di euro, al fine di garantire una tripla A di rating del credito.

Di questa somma 80 miliardi saranno cash. Secondo l'intesa Ecofin di lunedì scorso, 40 miliardi sarebbero stati versati entro luglio 2013, e l'altra metà "nei tre anni successivi". La nuova intesa fra i leader Ue, fortemente voluta dalla Germania, prevede invece che il pagamento dal 2013 in poi verrà dilazionato in cinque rate annuali "di uguale entità" fino al 2017.

Gli stati, però, si sono impegnati ad accelerare, nell'improbabile caso in cui sia necessario, la fornitura di appropriati strumenti in modo da salvaguardare un rapporto minimo del 15% tra il capitale liquido e i prestitieffettuati dall'Esm. Su questo punto, i leader si sono scontrati e, secondo la ricostruzione ad opera del premier Italiano, Silvio Berlusconi, la linea tedesca non sarebbe passata. Abbiamo chiesto una cosa e abbiamo vinto, ha detto il premier italiano.

Berlino avrebbe infatti proposto che per il pagamento dell'eventuale accelerazione di spesa, i paesi con rating tripla A potessero cavarsela con garanzie rafforzate, mentre quelli senza tripla A avrebbero dovuto intervenire con pagamenti in cash aumentati. Tale linea avrebbe pesato sull'Italia in caso di ulteriori salvataggi (dopo Grecia e Irlanda si aspetta il Portogallo).

(photo © rockcohen su Flickr.com)

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