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Crisi Cina: le borse di Shangai e Shenzhen crollano e trascinano a picco Wall Street e l'Europa

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Una apertura da incubo per i mercati mondiali, trascinati sul lastrico dalla crisi delle borse della Cina. Le sedute di Shenzhen e Shanghai sono state drammatiche: le due piazze, prima della inevitabile sospensione, hanno perso il 7%.

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Malissimo anche Wall Street, che non subiva una apertura tanto negativa dal 1932. L'Europa ha perso in tutto 264 miliardi: l'indice Stoxx 600, che valuta l'andamento del mercato del Vecchio continente ha fatto segnare il -2,68%.

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Chiusura in rosso per Milano (-3,2%), Parigi (-2,47%), Francoforte (-4,28%) e Londra (-2,39%). A Piazza Affari non è bastato l'ingresso del titolo della Ferrari, che ha chiuso in leggero incremento (+0,53%).

IL PERCHE' DEL CROLLO - A preoccupare i mercati cinesi sono stati i dati sull'industria manifatturiera. I dati diffusi sabato 2 gennaio hanno fotografato una flessione al 48,2%, -0,6% rispetto a novembre.

Gli analisti si aspettavano una crescita al 48,9%. Un valore inferiore al 50% segna una contrattura del mercato cinese. Il Dragone malato, insomma, fa paura: se una economia tanto gigantesca segna il passo, i mercati occidentali non possono sperare di uscirne indenni. Proprio quel che è successo oggi.

Una debacle scandita dal profondo rosso segnato dell’indice CSI 300, che racchiude la situazione delle 300 migliori imprese cinesi. Gli scambisono stati fermati prima per un quarto d'ora (nel momento in cui il mercato ha fatto segnare -5%), quindi definitivamente una volta che il dato negativo ha fatto segnare il -6,98%.

Il crollo di Shanghai e Shenzhen ha influito prima su Tokyo (l'indice Nikkei ha perso 582,73 punti, -3,06%, scivolando a quota 18.450,98) quindi sulle borse europee ed Usa.

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