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Costa di più essere donna o uomo?

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Il dubbio ce l’avevano in molti, ma adesso arriva l’ufficialità della ricerca “ad hoc” che spazia dai prezzi dei prodotti sul mercato al regime fiscale per l’uno e l’altro sesso: alle donne viene applicata, negli Stati Uniti così come nel resto del mondo occidentale e non, una sorta di sovrattassa occulta.

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Abbigliamento, cosmesi e addirittura beni di alto valore (automobili in primis) sono oggetto di rincari ingiustificati frutti di un’interpretazione maliziosa e poco nobile della diversità di genere. Il dato che maggiormente preoccupa, alla luce dell’inchiesta congiunta di stampa e centri di studio tra Usa e Gran Bretagna, è il costo complessivo pari al 20% in più rispetto ai consumatori maschi dell’essere donna nell’epoca moderna.

La si voglia chiamare o meno gender tax, la sostanza non cambia e rimane l’assurdità degli aumenti del prezzo di articoli identici per natura e valore nei confronti della clientela femminile, senza eccezione alcuna persino nel caso di articoli per l’infanzia.

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Basta davvero una spruzzatina di rosa sul giocattolo o un’etichetta particolare sul deodorante per legittimare in toto la tassa di genere? A giudicare dalle “prove” della stampa anglo-americana (Times, Forbes, Washington ed altre autorevoli testate) sullo scottante argomento evidentemente sì e a questo punto la palla passerebbe di diritto alla controparte interessata ovvero a chi gestisce i vari settori del mercato coinvolti nello “scandalo”.

Profumi e balocchi, ma anche semplici oggetti o capi d’abbigliamento, costano in media un 30% in più alle donne che alla fine dell’anno, secondo i calcoli dei reporters a stelle e strisce promotori dell’inchiesta, si trovano a spendere qualcosa come 1400 dollari di “sovrattassa”.

Non si tratta di un problema ristretto ai due Paesi attenzionati dai giornali in questione: a tal fine potrebbe essere interessante dare un’occhiata ai listini dei parrucchieri per rendersi conto della portata “extraterritoriale” di tale allarme.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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