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La tassa sul contante scontenta il correntista

Sta dilagando la tassa sul contante. Ciò che fino a ieri era un'eccezione, sta diventando la regola presso diverse banche. Nelle ultime settimane hanno deciso di applicare questa commissione Mps e Ubi. Si aggiungono a Cariparma, Popolare di Milano e Unicredit. E dal 18 aprile si unirà al coro anche Bnl. Ai correntisti, infatti, è appena arrivato il comunicato che a partire da questa data, per ogni prelievo di liquidi in agenzia inferiore ai 2mila euro, dovrà essere versata la somma di 3 euro.

La tassa va incontro all’esigenza, evidenziata al governatore della Banca d’Italia, di razionalizzare il settore. L'indicazione di Draghi è chiara, razionalizzare - commenta Stefano Caselli, docente di Economia degli intermediari finanziari in Bocconi -. E un modo è diminuire l'uso del contante, rendendolo più caro. Certo, per le banche la struttura dei costi è oggi particolarmente pesante. Chiaro che cerchino strade per aumentare i ricavi.

Nelle sei banche analizzate, i costi per un prelievo di denaro allo sportello variano fra uno e tre euro. Significativi, se raffrontati al rendimento medio dei loro conti correnti: lo 0,03%. Come dire che ci vogliono più di 10 mila euro depositati sul conto per un anno intero, per compensare il costo di un prelievo di 3 euro allo sportello. Per ovviare alla tassa sul contante l’unica risoluzione è prelevarlo al bancomat, cosa che colpisce in particolar modo gli anziani, non avvezzi all’uso dello sportello automatico, ma rischia di allontanare anche altri clienti, poco disposti a pagare per disporre di ciò che è loro, e che certamente favorirà i meno costosi conti correnti online.

(foto © Sinistra Ecologia e Libertà su Flickr)

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