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Conguaglio da rinnovo pensione 2015, assegni ridotti a gennaio e febbraio: l'Inps si riprende i soldi dell’inflazione

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Prime sorprese, non certo di segno positivo, per milioni di pensionati italiani alle prese col conguaglio da rinnovo sull’assegno mensile del 2015.

Inps, caos pagamenti: pensionati in ansia per lo slittamento degli accrediti mensili

Il meccanismo di perequazione automatica in rapporto all’inflazione reale, con recupero delle somme relative all’anno precedente, come previsto dalla legge vigente in materia di previdenza, ha permesso allo Stato di sottrarre a partire dal mese di gennaio alcune decine di euro ad ogni titolare di pensione, in misura variabile a seconda del reddito.

Motivo del prelievo forzoso che anche per febbraio alleggerirà gli accrediti sui conti correnti di tanti pensionati, la mancata corrispondenza tra il tasso di inflazione programmato e quello effettivo per il 2014, errore di calcolo che aveva portato un aggravio di spesa a carico delle casse pubbliche e a favore dei beneficiari del trattamento previdenziale Inps.

In altre parole, esiste una circolare catalogata come “1/2015” che autorizza l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a recuperare le somme in eccesso versate nei dodici mesi dell’anno scorso tramite il (solo apparentemente) complesso meccanismo del conguaglio da rinnovo, una trattenuta parametrata al valore della pensione, cioè di 12 euro ogni 1000 di assegno mensile.

(Servizi online dal sito dell’Inps: la corretta procedura per ottenere un codice Pin)

La decurtazione di somme piccole ma non per questo insignificanti dal rateo di gennaio e di febbraio del 2015, nella maggior parte dei casi, è stata ignorata dai diretti interessati, spesso confusi da conteggi mai del tutto chiari ai non addetti ai lavori, complice la scarsa “pubblicità” data da chi di dovere alla norma in questione.

Come se non bastasse, le nuove disposizioni entrate in vigore in tema di rinnovo periodico delle pensioni prevedono dall’anno in corso una perequazione automatica in base all’inflazione programmata soltanto nella misura dello 0,3% massimo di rivalutazione.

A giustificare tali provvedimenti, il combinato disposto della discesa del costo della vita secondo gli indici Istat fino alla percentuale minima dell’1,1% nel 2014 e l’esigenza di far quadrare i conti dello Stato, stringendo ancora una volta i cordoni della spesa pubblica.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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