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Cipro, prelievi forzati sui depositi bancari in cambio di aiuti europei: "Necessario"

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Che cosa sta succedendo a Cipro? Il web ribolle e su Twitter l'hashtag #Cipro è in pianta stabile tra i primi dieci, eppure i giornali italiani sembrano ignorare del tutto (o quasi) la notizia, come sottolinea pure il redivivo Oscar Giannino: "Senza parole per silenzio media italiani su maxi confisca 9,9% depositanti banche Cipro deliberata da Ue". Nel piccolo Paese membro dell'Unione Europea, infatti, sta per materializzarsi quello che è l'incubo anche di una buona fetta di italiani: vedersi intaccare il conto corrente per 'pagare' i debiti dello Stato.

Martedì, infatti, a Cipro tutti i depositi bancari saranno sottoposti a un prelievo del 9,9% se superiori a 100 mila euro e del 6,75% se inferiori. Una vera e propria mazzata per i risparmiatori, che il governo di Nicosia ha deciso di infliggere ai cittadini in cambio di un piano di aiuti europeo da circa 10 miliardi di euro. L'accordo è stato raggiunto nella notte tra venerdì e sabato tra i ministri delle Finanze della UE e rappresenta una 'prima assoluta', dal momento che mai fino a ora è capitato che i correntisti di un Paese dell'Eurozona fossero colpiti direttamente.

Manco a dirlo, i diretti interessati sono tutto meno che contenti del dubbio primato e fin dalla mattina di sabato si sono formate lunghe code agli sportelli automatici, con migliaia di risparmiatori intenzionati a prelevare quanto più denaro possibile prima della deadline. Tuttavia, le diverse banche dell'isola, dietro espressa richiesta della Bce, hanno congelato conti e operazioni fino a martedì, bloccando anche l'attività online, mentre istituti e sportelli resteranno chiusi. L'intento è chiaro: impedire la volatilizzazione dei fondi, così che, come previsto, il governo cipriota porti a casa con l'operazione circa 5,8 miliardi di euro, la maggior parte dei quali deriverebbe da depositi bancari appartenenti a cittadini russi non residenti.

L'operazione, però, alla fine colpirà anche i normali correntisti e con un prelievo che di certo non può dirsi irrisorio. "Questa è una rapina: perché non è successo a tutti gli altri, ma solo a noi? Se questa è l’Europa, io non mi sento più europea", ha dichiarato a Linkiesta Marilena Evangelou, caporedattrice di Politis, uno delle principali testate locali, dando voce al pensiero di tutti i suoi connazionali. "Nessun cipriota si sarebbe aspettato che il governo prendesse questa decisione, né prima né dopo" l'accordo per i 10 miliardi di euro di aiuti UE. E invece è accaduto e ora la protesta sociale monta sull'isola, con una situazione a dir poco esplosiva.

Eppure a Nicosia tutti giurano che non si poteva fare altrimenti e che, anzi, la misura presa "non è un esito piacevole, ma crediamo che sia la meno onerosa, se paragonata con altri possibili esiti", ha dichiarato ai giornalisti il ministro delle finanze cipriota, Michael Sarris, che ha aggiunto che "molti più soldi avrebbero potuto essere persi in una bancarotta del sistema bancario o del Paese" e che, così facendo, si è evitato di tagliare "salari e pensioni". "La situazione di Cipro è unica", ha aggiunto il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, chiarendo che il suo "settore bancario ipertrofico" (per i consistenti depositi di capitali esteri) ha reso la decisione di tassare i depositi "giustificata".

Tuttavia i cittadini dell'isola ovviamente sono sul piede di guerra e anche la Russia - storicamente legata all'isola del Mediterraneo - ha espresso "viva preoccupazione". Come fanno notare diversi analisti, infatti, da un lato si rischia di creare un precedente gravissimo, intaccando il vincolo di fiducia fra cittadino e istituzioni, mentre dall'altro mette l'Eurozona in una situazione imbarazzante, perché di fatto sconfessa il principio della libera circolazione dei capitali, protetta dagli articoli 56 e 60 del Trattato che istituisce la Comunità Europea.

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