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Cina svaluta lo Yuan: crollo del petrolio

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Borse in discesa da questa mattina per la decisione della Cina di svalutare lo yuan per ben due volte al fine di rivitalizzare la propria economia.

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Per rilanciare l’export, con la svalutazione della propria moneta la Banca centrale cinese ha tagliato il cambio contro il dollaro di oltre il 3,5% mandando in crisi i mercati occidentali, soprattutto il mercato del lusso e il comparto delle materie prime.

Una vera e propria guerra delle monete che ha avuto conseguenze immediate nei mercati europei che dopo il crollo della vigilia riaprono la seduta all'insegna delle vendite: Piazza Affari perde il 2,2%, Londra l'1,2%, Francoforte il 2% e Parigi il 2,2%. Ieri sera a Wall Street il Dow Jones ha perso l'1,21%, cancellando gran parte dei guadagni di lunedì.

Nonostante le proteste sollevate, Pechino giustifica l'operazione finanziaria spiegando la necessità di intervenire a sostegno della ripresa economica del Paese.

A risentire di tale scelta soprattutto alcune materie prime: scende il prezzo del petrolio dal momento che la Cina è il secondo importatore mondiale, ma la valuta debole a fronte del dollaro rischia di ridurne gli acquisti: il greggio Wti cede lo 0,5% a 42,89 dollari dopo che ieri era scivolato di oltre il 4% toccando i minimi degli ultimi 6 anni. Anche l’oro scende dello 0,4% a 1.103 dollari l'oncia.

(Guarda il video sulle opinioni della svalutazione dello yuan della Cina)

"La situazione si stabilizzerà” afferma la Banca centrale, auspicio però non condiviso da molti economisti. Nessun cambiamento per l’euro che rimane sopra 1,10 contro il dollaro, mentre calano ai minimi da sei anni il dollaro australiano e quello neozelandese.

Deboli anche le monete di Indonesia e Malesia. Ciò dimostra quanto la guerra delle valute, almeno stando alla situazione attuale, colpisce soprattutto Asia e Oceania anche se molti economisti temono un effetto domino anche nel Vecchio Continente.

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