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L’inflazione preoccupa la Cina

La Banca centrale cinese ha messo sotto controllo i prezzi delle materie prime, come prima priorità di quest’anno. L’inflazione ha, infatti, raggiunto il 5,1% nel novembre del 2010, il più alto in 28 mesi e resterà ancora alto nei prossimi mesi, anche per via della tradizionale Festa di primavera Cinese, che cade il 3 febbraio di quest’anno. I prezzi di verdura, olio, commestibili e prodotti di mare sono aumentati costantemente nel mese di gennaio, mentre quelli di latte e uova sono rimasti stabili. A spingere verso l’alto i prezzi ha contribuito la fredda stagione invernale, che ha colpito sia il Nord che il Sud del paese.

Da questa situazione ne è derivata la decisione della Banca centrale Cinese di aumentare le sue riserve di 50 punti base a partire dal 20 gennaio. Le banche più importanti della Cina dovranno così accantonare il 19% delle loro riserve, mentre le piccole e medie banche dovranno mantenere il 15,5% dei loro depositi come riserva, un record per le istituzioni finanziarie del paese. Questa mossa dovrebbe frenare la liquidità presente nel mercato e rappresentare dunque una stretta monetaria contro l’inflazione crescente.

Ma è chiaro che nel breve periodo a risentirne della crescita dell’inflazione sarà tutta l’economia cinese, in quanto non solo si ridurrà la competitività delle esportazioni, perché i beni costeranno di più, ma verrà leso anche il potere d’acquisto di milioni e milioni di cinesi, che già vivono in condizioni di povertà. Una rivalutazione del cambio sarebbe pertanto meno grave della crescita interna dei prezzi e tutelerebbe le fasce più deboli del paese. Inoltre, i beni importati costerebbero meno, riducendo così la pressione all’aumento dei corsi delle materie prime.

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