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Caro Benzina, guadagni alle stelle ma solo per lo Stato

Oggi il prezzo medio della benzina è uguale a quello registrato nell'estate del 2008, i mesi appena precedenti la crisi. Ma a differenza di allora il prezzo del petrolio al barile è appena sopra i 100 dollari di contro ai 147 dollari del 2008. Evidentemente qualcosa non torna.

Ci sarà sicuramente capitato nella vita, allorché effettuiamo un rifornimento alla nostra macchina, di pensare a quanto possano guadagnare le stazioni di servizio, speculando sul prezzo del carburante. Prezzi alti corrispondono inevitabilmente nella nostra immaginazione a lauti guadagni per i benzinai. Ma così non è, e ne è una riprova il fatto che già da diversi mesi Confesercenti e i distributori si facciano promotori di una raccolta firme (500 mila il target) per richiedere un taglio delle accise e promotori, al contempo, di un ddl di riforma del settore capace di liberalizzare davvero la distribuzione carburanti, rompere le posizioni di monopolio, aumentare il grado di concorrenza e ottenere, secondo una stima prudente, un abbattimento generalizzato dei prezzi di 6 eurocent/litro, su tutta la rete. I distributori hanno infatti ben intuito che c'è il rischio che i cittadini, a causa del caro vita e del caro benzina, inizino ad usare sempre meno la loro macchina e a risparmiare sul carburante.

Ma c'è un'altra motivazione per la quale distributori/esercenti si alleano con i consumatori. Chi ci guadagna davvero dall'aumento dei prezzi? Ai gestori – su 50 euro di rifornimento di gasolio – resta in tasca 1,34 euro, contro i 3,67 dei petrolieri. Nel caso di 50 euro di benzina, invece, il margine è ancora più basso: 1,25 (3,77 ai petrolieri). La parte del leone lo fa lo Stato, con le accise che gli permettono di intascare dai 35-56 centesimi al litro.

L'accisa è un'imposta nata ai tempi del Fascismo per finanziare l'allora guerra in Etiopia del 1935. Da allora fino ad oggi se ne sono aggiunte anche di nuove: finanziamento per la crisi di Suez del 1956, finanziamento per il disastro del Vajont de 1963, per l'alluvione di Firenze del 1968, per il terremoto in Friuli del 1976, per il terremoto dell'Irpina del 1980, per la guerra in Libano del 1983, per la missione in Bosnia del 1996, per il rinnovo del contratto con gli autoferrotranvieri del 2004.

Ma quali sono le alternative a questo stato di fatto? Innanzitutto firmare la proposta di legge di iniziativa popolare or ora patrocinato dalle associazioni dei Consumatori e da Confesercenti. In secondo luogo, di certo, ricorrere sempre più a pompe bianche, cioè a distributori indipendenti, che possono praticare anche prezzi inferiori alla media attualmente pagata per benzina/diesel, e a distributori delle varie catene di ipermercati. In realtà una gran cosa sarebbe oltre che varare una vera e propria riforma del settore, sostenere la via dei biocombustibili.

Intanto già a partire dalla seduta dell'altro ieri il Governo ha iniziato ad intrattenere un dibattito con petrolieri, associazioni dei consumatori e gestori sul prezzo della benzina, in cerca di una soluzione condivisa. Ed è di oggi la notizia durissima che il governo ha deciso di finanziare il tax credit a favore dell'industria cinematografica per mezzo di un nuovo aumento delle accise sulla benzina. Hanno protestato i benzinai: La decisione del consiglio dei ministri di oggi di aumentare le accise sui carburanti dimostra tutta la distanza che la politica e questo Governo in particolare continuano a mettere tra sé ed il sentire comune, le priorità che la realtà di tutti i giorni mette drammaticamente di fronte ai cittadini di questo Paese.

(photo © pizzodisevo su flickr.it)

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