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Borse in rosso: Parigi e i dati macro non soddisfano i mercati

Giornata plumbea, quella di ieri, per le borse mondiali, che hanno bruciato in un solo giorno i guadagni delle cinque precedenti sedute di borsa. In Europa il nostro indice, il FtseMib vira in rosso col -6,15%. Anche al Dax, l'indice tedesco, non va affatto bene, in quanto ha segnato un -5,82%. Giornata negativa anche per gli indici USA:il Dow Jones ha chiuso col -3,68%, l'S&P 500 col -4,46%, il Nasdaq col -5,22%.

Le cause di un mercato altamente volatile

Eravamo pronti per una sorta di pullback, dice Ken Tower, analista del Quantitative Analysis Service, ma è sorprendente come possa esser così alta la volatilità. All'origine di questa volatilità e della virata in rosso dei principali listini mondiali ci sono da un lato i segnali di un probabile rallentamento dell'economia globale e dall'altro la risposta negativa dei mercati al vertice di Parigi tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.

Segnali di rallentamento dell'economia

Il dati economici hanno offerto poche ragioni per sentirsi ottimisti circa la crescita globale. In Giappone le esportazioni hanno rallentato nel mese di luglio del 3,3% rispetto ad un anno fa, mettendo in discussione la velocità del recupero del paese nipponico dopo il terremoto di marzo. In Gran Bretagna le vendite al dettaglio nel mese di luglio sono state più deboli del previsto, solo dello 0,2%. Negli USA i sussidi per la disoccupazione sono cresciuti di 9.000 unità nell'ultima settimana e il Philly Fed ha riportato un calo a 30.7 a luglio rispetto il +3.2 di giugno, la più bassa lettura dal marzo del 2009. Inoltre recentemente gli analisti di Morgan Stanley hanno tagliato il loro outlook sull'economia globale, riducendola per il 2011 al 3,9% rispetto alla precedente stima del 4,2%.

Il rumor: banche europee con capitale insufficiente

Le banche europee in queste terribili giornate estive hanno bruciato le precedenti ricapitalizzazioni. A questa notizia, tuttavia, è andata ad aggiungersene una nuova. La Fed sta aumentando i suoi controlli sulle divisioni americane delle grosse banche d'affari europee per capire se hanno capitale sufficiente per continuare ad operare negli USA. Molte delle più importanti banche europee (come Unicredit, Societe Generale, Deutsche Bank) fanno molto affidamento sui fondi presi in prestito per finanziare le loro operazioni negli USA e la questione dei debiti sovrani dell'eurozona potrebbe compromettere la loro capacità di finanziare i prestiti e gli altri obblighi negli USA.

Il vertice di Parigi scontenta i mercati

I mercati hanno avuto una reazione tiepida al vertice di Parigi. Il rafforzamento dell'Eurozona sembra aver rinviato il problema sentito come più imminente dalla maggior parte degli investitori, ovvero la crisi dei debiti sovrani europei. Frank Engels della Barclays Capital ha affermato che l'approccio frammentario dei leader europei non è riuscito a fornire una soluzione al problema dei debiti sovrani e ha alimentato le paure. La Germania si è nuovamente dimostrata contraria all'emissione di Eurobond. Non penso che gli eurobond risolverebbero i problemi dell'Eurozona, ha detto Angela Merkel, considerandoli una violazione di quell'ideale europeo secondo cui gli Stati membri cooperano pur rimanendo responsabili dei propri affari fiscali. Negato anche l'aumento del fondo salva-stati.

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