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Mercato del vino: boom delle esportazioni, ma il mercato interno langue

Ieri Vinitaly ha presieduto alla cerimonia di chiusura del tempio della finanza mondiale, il Nasdaq, portando il vino italiano al centro dell’attenzione del più importane mercato per il nostro export enologico. Gli Stati Uniti, infatti, sono il primo paese di sbocco per i vini italiani, con un valore di 800 milioni di euro stimato nel 2010, pari al 27% dell’export totale che dovrebbe raggiungere, secondo le ultime previsioni, i 3,7 miliardi in valore.

Il vino italiano nel 2010 ha messo le ali, registrando un boom delle esportazioni con un incremento del 10% sull’anno precedente. Per i vitivinicoltori si tratta di una decisa "boccata d'ossigeno", visto che sul mercato interno i consumi languono. Ai livelli altissimi dell'export, infatti, fa da contraltare un calo delle vendite nel Belpaese, soprattutto sul fronte del prodotto sfuso, con una diminuzione complessiva compresa tra il 2 e il 3 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della manifestazione "Italian Wine Week" organizzata a New York dall'Istituto per il commercio estero dal 24 al 26 gennaio. Dal 1995 al 2009 il consumo pro capite di vino è passato da 55 a 43 litri, "perdendo" per strada ben 12 litri. E la Gdo detiene oltre il 50% della commercializzazione del vino in Italia.

L'export e' praticamente raddoppiato anche verso paesi come la Cina e la Russia. Ecco perche' ora bisogna percorrere una nuova e piu' efficace strategia per il settore, portando avanti una valida promozione che esalti in tutto il mondo la qualita' del nostro prodotto e dia un'immagine positiva e propositiva del vino nazionale e delle sue specificita' territoriali. Ma per farlo -rileva la Cia- occorre una strategia ad hoc piu' moderna e soprattutto unitaria.

(foto © freedigitalphotos.net)

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