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Bond Europei?No grazie, preferisco i Paesi Emergenti

La questione dei Debiti Sovrani Europei ha tenuto banco per tutto l'anno, soprattutto nelle due fasi più fortemente correttive delle Borse Europee (e mondiali): gennaio-febbraio e maggio-agosto. E, come se non bastasse, il problema è tornato nuovamente a galla alla fine di novembre, insieme alle difficoltà dell'Irlanda. Utilizzando le stesse parole della BCE, nel Rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria, si può dire che la situazione complessiva dell'area euro è ancora piena di rischi.

A far paura è quello che è stato definito il triangolo del rischio fra crescita economica, finanziamento delle banche e squilibri fiscali. Inoltre La Banca centrale europea nota come, nel 2012, il rapporto medio debito/pil dell'area euro è atteso all'87,8%. Quattro Paesi dell'area (Belgio, Irlanda, Grecia e Italia) - scrive tuttavia la Bce - registrerebbero rapporti debito/Pil superiori al 100%. Altro fattore analizzato dalla Bce è la disoccupazione: fra l'ultimo trimestre 2007 e il secondo trimestre 2010 il tasso dei senza lavoro è aumentato di due punti percentuali in Italia e di un punto in Francia e Belgio. Se a tale richio va aggiunta anche la bassa remuneratività dei bond europei, il quadro è presto fatto

Per tal motivo, molti investitori istituzionali stanno dirottando i loro investimentiverso obbligazioni di Paesi Emergenti con un buono stato di salute della finanza pubblica e un sano equilibrio della bilancia commerciale. I CDS (Credit Default Swap) sono un buon termometro della probabilità di fallimento di uno stato e orientativamente si può affermare che ad un basso CDS corrisponda un basso rischio di default. Ma è chiaro che l'opportunità di un investimento andrà valutato caso per caso, per evitare un nuovo caso dei bond Argentini.

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