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Blocco stipendi illegittimo, la Consulta "salva" il governo: nessun effetto retroattivo sui contratti

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Hanno buoni motivi per cantare vittoria sia i sindacati che l’Avvocatura dello Stato dopo la decisione della Consulta sul blocco dei contratti nel periodo che va dal 2010 al 2015, ritenuto illegittimo ma senza effetti retroattivi e quindi conseguenze rilevanti sui conti pubblici.

Una tantum per i rimborsi delle pensioni: sentenza della Consulta aggirata?

Fondamentale, ai fini della limitazione del danno per le casse statali legato alla bocciatura della normativa in vigore fino ad oggi, l’interpretazione dell’articolo 81 della Costituzione riscritto dal legislatore nel comma 1 che salvaguarda “l’equilibrio tra entrate e spese del bilancio” tenendo conto delle “fasi avverse del ciclo economico”.

Insomma, il governo può tirare un sospiro di sollievo a distanza di pochi mesi dal duro colpo inferto dalla Consulta con la sentenza sull’indicizzazione delle pensioni congelata ai sensi della legge Fornero e reintrodotta in seguito all’intervento dei giudici costituzionali, contestato da Renzi e colleghi tanto da arrivare a un “aggiramento” della stessa decisione in merito agli assegni più alti.

(Rebus conti, il governo alle prese con la sentenza della Corte sui contratti degli statali)

Se le organizzazioni sindacali del settore pubblico aspettano l’ufficialità “nero su bianco” del verdetto che dovrebbe consentire a milioni di lavoratori di recuperare una parte del potere d’acquisto perso per strada negli ultimi 5 anni, Palazzo Chigi e il Tesoro possono festeggiare già da ora la scomparsa della pesante spada di Damocle sui conti statali in un periodo particolarmente delicato per le sorti dell’esecutivo.

Il governo Renzi si era aggrappato da tempo alla linea dell’Avvocatura dello Stato, avvisando più o meno indirettamente la Corte Costituzionale della responsabilità “politica” di un’eventuale decisione negativa tout court sul nodo stipendi, facendo presente ai togati il costo della misura in questione per l’erario (35 miliardi in caso di contrattazione nazionale ripristinata con effetti retroattivi per l’intervallo temporale 2010-2015).

Senza la temuta rivalutazione delle retribuzioni per gli anni passati, invece l’aggravio sui conti pubblici dovrebbe aggirarsi attorno ai 600 milioni di euro fino al prossimo dicembre e circa 900 per il 2016.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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