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BCE: Draghi presidente? I retroscena dell'asse Italia-Francia

La Banca centrale europea (BCE) è stata istituita nel 1998 dal trattato sull'Unione europea e ha sede a Francoforte. Il suo compito è gestire l'euro, la moneta unica dell'UE e garantire la stabilità dei prezzi per gli oltre due terzi dei cittadini dell'UE che utilizzano l'euro. E' compito della BCE definire e attuare anche la politica monetaria ed economica dell'UE.

La strada che porta alla presidenza della Bce si è alquanto velocizzata per Mario Draghi, dopo l'appoggio della Francia e di Sarkozy. A mancare all'appello, per il momento, è solo quello tedesco della Merkel, le cui titubanze derivano più che altro dal rischio di una reazione avversa dei media e del Parlamento.

Va detto, tuttavia, che Mister euro, così l'ha soprannominato il Financial Times, è già stato incoronato dal Bid tedesco ad honorem. Poiché possiede tante qualità tedesche - ha scritto il giornale -, lo mostriamo con l'elmo a chiodo prussiano, che gli sta a pennello.

Alcuni funzionari tedeschi nutrono perplessità su Draghi, ma queste non riguardano la sfera personale. A preoccupare alcuni policy makers sono piuttosto il passato in Goldman Sachs del governatore di Bankitalia e il fatto che, in un momento in cui la priorità nell'Eurozona è risolvere la crisi del debito sovrano, sulla poltrona della Bce possa sedere il governatore della Banca centrale di un Paese fortemente indebitato.

Ma cosa si nasconde dietro all'appoggio di Sarkozy a Draghi? Nell'ultimo mese tra Roma e Parigi si è più volte sfiorato l'incidente diplomatico. Prima sulla Libia, su cui ora, guarda caso, Berlusconi è favorevole a raid aerei, poi sulla gestione degli immigrati tunisini al confine di Ventimiglia. Ma in verità sono stati i dossier sull'economia e il caso Parmalat-Lactalis a scavare un solco profondo tra i due paesi. Non è un caso che Berlusconi e Sarkozy abbiano allora iniziato a parlare della necessità di creare grandi gruppi italo-francesi o franco-italiani, affidando a Gianni Letta e a Xavier Musca, segretario generale dell'Eliseo, il compito di facilitare un avvicinamento tra le posizioni.

La domanda, che resta aperta, è casomai cosa ci guadagnerà l'Italia dalla candidatura di Draghi a presidente della BCE. Forse una politica di controllo europea più accomodante a favore del nostro Paese oppure un maggiore prestigio per quello che in tempi fascisti si sarebbe chiamato il genio italico?

(foto © impresalavoro.eu)

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